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L’ambientalismo in scena a Shanghai

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Il paradosso e’ questo: il Paese piu’ inquinante del mondo lancia la sfida per un nuovo ambientalismo. Attorno a questa contraddizione si celebra l’Expo di Shanghai, 40 miliardi di investimenti solo per le infrastrutture e 70 milioni di visitatori attesi, che sotto lo slogan Better city, Better life (citta’ migliore, vita migliore) sancisce il desiderio della Cina di guidare il cambiamento ecologico. Proprio la Cina dove spesso l’aria e’ irrespirabile per lo smog delle auto (a Pechino se ne vendono 1500 al giorno) e dei cantieri aperti, dove centinaia di milioni di persone non hanno l’acqua potabile per l’inquinamento dei fiumi, dove il carbone e’ ancora al centro dei consumi energetici. E proprio quella Shanghai dove 18mila famiglie sono state sfrattate, dalla mattina alla sera, per fare posto alle distesa dei padiglioni dell’Expo.
Eppure, statene certi, i cinesi voleranno alto con l’obiettivo di assumere la leadership mondiale di un neo ambientalismo. Quale? Una difesa pragmatica, non ideologica, del Pianeta attraverso l’innovazione tecnologica, i massicci investimenti nelle fonti energetiche alternative, una ricerca tutta orientata verso la sostenibilita’. E una consapevolezza: un mondo che consuma, e spreca, un terzo in piu’ delle risorse naturali che riproduce, non regge a lungo. Non e’ sostenibile. I cinesi lo hanno capito, e vedremo se riusciranno ancora una volta ad affermare il loro primato.