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La rivoluzione verde di Obama

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La scossa di Obama era nell’aria: in America le promesse elettorali si mantengono e il neo presidente aveva fatto del “new deal” verde un punto centrale del suo programma elettorale. Chiariamo subito che l’impronta ambientalista della Casa Bianca non ha nulla da spartire con l’ecologismo ideologico anni Settanta. E’ una scelta molto pragmatica che, prima di nuovi orizzonti economici, mette in campo nuovi valori (dalla sobrieta’ alla lotta agli sprechi) nel tentativo di declinarli con un nuovo modello di sviluppo dove la bussola non sia piu’ la spinta illimitata verso i consumi sempre e comunque. Da qui, per esempio, la decisione di Obama di rivedere in 13 stati americani i limiti sull’inquinamento delle auto: un provvedimento in totale discontinuita’ con la politica di George W. Bush e rispetto alle pressioni lobbistiche delle grandi imprese del settore. Obama non solo vuole auto ecologiche, dunque modelli completamente diversi dagli attuali, ma nei prossimi giorni completera’ la sua spinta imponendo alle “Big Three” americane, sull’orlo del fallimento, scelte molto precise nella loro ricerca in cambio degli indispensabili aiuti di Stato. E il quadro delle pressioni verdi della Casa Bianca si allarghera’ ad altri settori, come l’edilizia con nuovi standard di efficienza energetica, che dovranno tradursi, nei piani della Casa Bianca, in un risparmio dei consumi energetici pari ad almeno 2 miliardi di dollari l’anno.
La scossa americana avra’ degli effetti a catena che saranno rapidissimi, e non potranno riflettersi anche sulle scelte dei governi europei e della grande industria del vecchio continente. Proviamo a immaginare, per esempio, che cosa potra’ cambiare con le politiche governative che scoraggiano la produzione delle auto ad alto consumo di carburante. Le aziende dovranno adeguarsi e il mercato, nel giro di pochi mesi, assumera’ nuovi connotati. Negli ultimi anni le vendite di automobili negli Stati Uniti sono crollate: dai 17 milioni di vetture vendite nel 2004 siamo passati a poco piu’ di 10 milioni di automobili. I nuovi modelli, auto ibride ed elettriche (la frontiera dell’idrogeno e’ ancora lontana), consentiranno all’America di non uscire dalla produzione di automobili e di rilanciare la sfida con i concorrenti giapponesi e cinesi, oggi molto piu’ avanti sul piano dell’innovazione. Si salveranno marchi, fabbriche e posti di lavoro. Si produrranno vetture ad alta qualita’, con intere nuove linee di prodotti. Un secondo effetto della politica economica della Casa Bianca riguardera’ le scelte sul territorio, e non solo i limiti imposti per le emissioni di gas. Riconvertire citta’ e centri urbani, secondo i canoni del “new deal” verde, significhera’ procedere a massicci investimenti (con buone prospettive anche per l’occupazione) nei trasporti pubblici, nelle reti viarie, nei parcheggi. Le facce delle metropoli cambieranno, e anche in questo caso sara’ scoraggiata la mobilita’ ad alto costo energetico, quella che ancora oggi intossica ambiente e cittadini. Infine, non bisogna sottovalutare l’effetto sui consumatori e sui loro comportamenti, tenendo conto che negli Usa il 90 per cento delle auto si vedono a debito, e quindi alimentano la bolla finanziaria. Che cosa ci aspetta, in pratica? Mano a mano che il “new deal” verde si allarghera’, e dall’America si trasferira’ all’Europa, ci abitueremo a consumare meno automobili, a svuotare i nostri garage pieni di macchine che non sappiamo mai dove parcheggiare. A non sprecare risorse con l’ossessione dell’automobile come unico mezzo di trasporto. E a quel punto, attorno all’auto, e alla simbologia che contiene nella gerarchia dei consumi, maturera’ un nuovo modello di sviluppo. Da ventunesimo secolo.