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La cucina per poveri di Jon Bon Jovi

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Che fine ha fatto Jon Bon Jovi? Il rocker idolo degli anni ‘80 si è preso un pausa dalla musica, è sceso dal palco e assieme alla moglie ha dato vita al «JBJ Soul Kitchen» un ristorante eco-solidale. «Tutti sono i benvenuti alla nostra tavola», si legge sui grembiuli dei camerieri del locale inaugurato nei giorni scorsi nel New Jersey. Sul menu non ci sono i prezzi: chi può paga e chi non può aiuta. Il 49enne frontman dei Bon Jovi, che da anni s’impegna per i meno fortunati, si tiene però lontano dai fornelli: «a lavare i piatti sono un esperto, di cucina non capisco nulla».

IL MENU – Per tutte quelle famiglie finite sul lastrico, per i senzatetto e per chi non ha più un soldo in tasca è un’alternativa al cibo malsano dei fast food nell’America in crisi. In un ex carrozzeria di Red Bank, nei pressi della città natale del cantante a Sayreville, ha aperto i battenti mercoledì il Jon Bon Jovi Soul Kitchen. Cento metri quadri di officina trasformati in ristorante «paghi-quanto-puoi». Lo slogan? «Dove la speranza è deliziosa». Qui possono pranzare e cenare anche coloro non hanno soldi per saldare il conto. Infatti, chi non ha contanti può sdebitarsi facendo volontariato per la collettività. Come? Per compensare il pasto basta un’ora di lavoro per esempio nel magazzino; nell’orto; in cucina; come camerieri o lavapiatti. Ben inteso, non si tratta di una mensa dei poveri. La carta del bistrot è di prima qualità. L’offerta gastronomica comprende ricette tradizionali, rivisitate però in chiave salutista e con ingredienti naturali. Per un pasto di tre portate bastano 20 dollari (circa 15 euro), quanto serve per coprirne i costi. L’offerta a fine pasto però è libera. Sul menù troviamo insalata di barbabietola; braciole di maiale; petto di pollo; chutney di mele; salmone alla griglia; pesce gatto; maionese fatta in casa; torta di carote con glassa al limone e crema di formaggio. Tutto è «biologico, sano, genuino», ha spiegato Bon Jovi.

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LAVAPIATTI – Il progetto è stato finanziato attraverso la sua fondazione Soul Foundation che negli anni ha costruito anche 260 case per i residenti in difficoltà. «In un momento dove una famiglia su cinque vive in povertà, o al di sotto, e dove un americano su sei non ha soldi per mangiare, è arrivato il momento per questo tipo di ristoranti», ha sottolineato Bon Jovi. Ciò nonostante non aspettatevi di trovare l’interprete di «Bed of Roses» dietro ai fornelli. «Lo scorso venerdì ero alla Casa Bianca, sono salito sul treno, mi sono cambiato nel bagno e sono arrivato in tempo per lavare i piatti. Sono un lavapiatti io. Davvero. Non so cucinare».