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La buonuscita che agita Amnesty

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Amnesty International è finita nella bufera per la buonuscita a cinque zeri pagata al segretario generale dell’associazione, Irene Khan. Quando, infatti, la donna, originaria del Bangladesh e fervida sostenitrice di numerose campagne contro la povertà, ha lasciato il proprio incarico nel dicembre del 2009, se n’è andata con 500 mila sterline in più sul conto in banca: ovvero, oltre quattro volte il suo stipendio annuale, che ammontava a 132.490 sterline. Cifre a dir poco esagerate e che gettano più di un’ombra sulla gestione patrimoniale del gruppo negli ultimi anni.

«I pagamenti al segretario generale uscente, Irene Khan, mostrati nei rendiconti di Amnesty International per l’anno che termina il 31 marzo 2010, includono anche i versamenti effettuati come parte di un accordo confidenziale fra l’associazione e la signora Khan – ha spiegato al Daily Mail Peter Pack, presidente del Comitato Esecutivo di AI – e i termini di questo accordo non verranno ulteriormente commentati dalle parti coinvolte».

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LE CRITICHE – Prima musulmana a guidare l’organizzazione, la Khan è stata duramente criticata in passato per la sua politica troppo morbida nei confronti degli abusi delle truppe americane ed inglesi in Iraq e per aver voluto sottolineare di più la situazione dei detenuti di Guantanamo che i loro presunti legami con i talebani e con i gruppi terroristici. Ma non è solo la 54enne attivista politica ad essere nel mirino dell’opinione pubblica: anche la sua vice, Kate Gilmore, che nel 2007 fece infuriare la Chiesa Cattolica sostenendo che l’aborto fosse un diritto umano, ha goduto di una generosa liquidazione quando ha mollato l’organizzazione, incassando ben 300 mila sterline.