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Italiani grassi, vecchi e pigri

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La salute degli italiani è ancora discreta, ma negli ultimi anni si va sgretolando a colpi di cattivi comportamenti in fatto di alimentazione, sedentarietà e consumo di alcol in eccesso, soprattutto tra i giovani. Abitudini sbagliate che sembrano divenute ‘normali’ e accettate. E cadono anche vecchi cliché, come il fatto che le donne vivono meglio e sempre più degli uomini.

È l’allarme lanciato dall’ottava edizione del Rapporto Osservasalute, un’analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell’assistenza sanitaria nelle regioni italiane, presentata oggi all’Università cattolica del Sacro cuore di Roma.

Secondo il rapporto l’Italia continua a invecchiare e le previsioni non sono rosee: complessivamente la popolazione in età 65-74 anni rappresenta il 10,3% del totale, e quella dai 75 anni in su il 9,8 del totale. Inoltre persistono (e in qualche caso peggiorano) le cattive abitudini che fanno male alla salute.

Ogni anno, nel nostro Paese, circa 50.000 decessi vengono attribuiti all’obesità, i cui tassi sono in preoccupante aumento soprattutto tra bambini e adolescenti. Più di un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre circa una persona su dieci è obesa: in totale, il 45,4% della popolazione adulta è in eccesso ponderale. Quanto a persone in sovrappeso sta peggio il Sud (Molise 40,1%, Basilicata 41,0%) e obese (Campania e Emilia-Romagna 11,5%) rispetto alle regioni settentrionali (Trentino-Alto Adige 32,0%, Piemonte 33,3% e Veneto 33,4%; obesità: P.A. Bolzano 6,9%, Trentino-Alto Adige 8,4% e Piemonte 8,7%).

Nel periodo 2001-2008 la percentuale di persone di 18 anni e oltre in condizione di sovrappeso e obesità è andata aumentando passando, rispettivamente, dal 33,9% nel 2001 al 35,5% nel 2008 e dall’8,5% nel 2001 al 9,9% nel 2008. Per quanto riguarda i bambini, la quota complessiva di quelli grassi è del 34%, il 2% in meno rispetto al precedente Rapporto 2009. Una situazione colpa di tendenze degli italiani a tavola non proprio virtuose, di sempre troppo poche attività fisiche svolte e di vecchi ‘vizi’ mai abbandonati, fumo e alcol su tutti.

Negli anni 2001-2009, continua il rapporto, i consumi degli italiani risultano molto lontani da una dieta equilibrata, che richiederebbe soprattutto l’incremento del consumo di vegetali e la riduzione del consumo delle fonti di grassi, di zuccheri semplici e delle bevande alcoliche. Al contrario, cresce di molto il consumo di snack salati e quello di bevande gassate, mentre aumentano di pochissimo i consumi di frutta e verdura. È una dieta conformata al pasto veloci preso al lavoro, alla mensa o al bancone di un bar.

Quanto all’alcol, nel 2008 la prevalenza di consumatori a rischio raggiunge il 25,4% per gli uomini e il 7% per le donne. Non si evidenziano differenze statisticamente significative rispetto al 2007 tra gli uomini, mentre si registra una riduzione complessiva, a livello nazionale (-0,8%) tra le donne e a livello regionale in Piemonte (-3,2%) e nelle Marche (-3,8%). La prevalenza di consumatori a rischio tra i teenager 11-18enni raggiunge, nel 2008, il 18% per i maschi e l’11,4% per le femmine e a livello regionale non si registrano differenze statisticamente significative rispetto al 2007. Stabili, negli ultimi anni, gli amanti della sigaretta: nel 2008 si stima che, la quota di fumatori tra la popolazione di 14 anni e oltre sia pari al 22,2%.

Rispetto al Rapporto Osservasalute 2009, si registra poi qualche sportivo in più, ma continua a vincere la pigrizia. Nel 2008 il 21,6% della popolazione di 3 anni e oltre pratica uno o più sport con continuità, poco più di un italiano su cinque (era il 20,6% nel precedente Rapporto) mentre il 9,7% lo pratica in modo saltuario. Continua il trend di aumento del consumo di farmaci antidepressivi, indistintamente in tutte le regioni.

In particolare è però la salute delle donne a destare più preoccupazioni. Secondo il dossier ha smesso anche di crescere la loro aspettativa di vita, che negli ultimi 5 anni è aumentata di appena tre mesi (da 84 anni nel 2006 a 84,1 anni nel 2009, 84,3 nel 2010), mentre per gli uomini è aumentata di sette mesi nello stesso arco di tempo (da 78,4 anni nel 2006 a 78,9 anni nel 2009, 79,1 nel 2010).

Le donne, incuranti della propria salute, stanno sempre più assumendo stili di vita che ricalcano quelli maschili, per esempio sul consumo di alcol: sono infatti aumentate le donne adulte (19-64 anni) con consumi di alcol a rischio (si ritengono a rischio le donne che eccedono il consumo di 20 grammi di alcol al giorno, 1-2 Unità Alcoliche). La prevalenza è passata dall’1,6% nel 2006 al 4,9% nel 2008.

Per la professoressa Roberta Siliquini, ordinario di Igiene all’Università di Torino, "i dati del Rapporto Osservasalute forniscono un quadro allarmante rispetto alla salute del genere femminile. Il tasso standardizzato di mortalità per tumore e per malattie del sistema circolatorio, per quanto in riduzione negli ultimi anni, vede ancora il genere femminile svantaggiato dal momento che l’andamento mostra una riduzione molto più forte per il genere maschile. Questi dati – pur tenendo conto dei dovuti tempi di latenza, non possono non essere correlati a mutamenti comportamentali che, nel tempo, stanno portando il genere femminile ad avere fattori di rischio tipicamente maschili".