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Italia. Un Paese di sprechi

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Il caso piu’ clamoroso e’ forse quello dell’Acquedotto Pugliese, che perderebbe oltre la meta’ dei volumi di acqua gestiti. Non che altrove vada mlto meglio, visto che in media nel nostro paese viene sprecato il 30,1% delle risorse idriche, che incappano in falle, inefficienze e perfino prelievi illegali.

E’ il quadro molto pesante che tratteggia una approfondita ricerca dell’Ufficio studi di Mediobanca in un report elaborato per la Fondazione Civicum, che domani presentera’ in modo approfondito i risultati del lavoro in un incontro a Milano sul tema dei costi, qualita’ ed efficienza delle principali controllate comunali.

Il risultato della ricerca (che ha analizzato i vari settori di competenza delle utility italiane, come acqua, elettricita’) e’ l’esatto opposto di quanto ci si aspetterebbe da un sistena efficiente, visto che si parla di sprechi per 2,1 miliardi di euro tra il 2003 e il 2007 solo per le risorse idriche.

E se non mancano falle importanti anche nel sistema elettrico gestito dalle controllate comunivali, rimane l’acqua il tema piu’ pressante, sottolinea Civicum. Basti pensare – spiega il report – che solo per il 2007 sarebbero andati persi per falle nei tubi e prelievi abusivi 800 milioni di metri cubi di acqua. A un prezzo medio di 0,50 euro al metro cubo si tratta di qualcosa come di 2,1 miliardi di euro in cinque anni.

Non solo, la fondazione anticipa che chi spreca di piu’ ha le tariffe al consumo piu’ pesanti. E cosi’ l’Acquedotto pugliese (che perde il 50,3%, stima basata sul dato 2006) ha la bolletta piu’ alta con 0,86 euro nel 2006, scesa poi a 0,60 nel 2007. L’Acea di Roma arriva al secondo posto come spreco di acqua con il 35,4% di risorse non fatturate mentre la MM di Milano perde appena il 10,3% di acqua.

Infine, come ovvio, chi perde risorse perde anche quattrini, nel caso dell’Acquedotto pugliese si parla di 930 milioni in meno in cinque anni, tendendo ferme le tariffe del 2007; per Acea si scende a 362 milioni di euro mentre la MM di Milano ha perso nel quinquennio “appena” 10 milioni di euro.