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Italia paese per vecchi, nel 2100 in 10 milioni

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Se la demografia rappresenta il destino di un Paese, l’Italia sta letteralmente morendo. Sono parole eloquenti quelle dello scrittore-giornalista Giulio Meotti che dalle pagine del Wall Strett Journal, lancia un monito: il rischio piu’ grande che il Bel Paese deve fronteggiare e’ quello dell’autoimmolazione demografica. Dal 1994 il numero delle nascite e’ sistematicamente superato da quello dei decessi e la fertilita’ rasenta livelli minimi: se negli anni Sessanta ogni coppia aveva in media 2 bambini, oggi i dati rivelano che le donne partoriscono raramente piu’ di un figlio a testa.

Il columnist cita le preoccuparti stime dell’istituto di ricerca tedesco Max Plack secondo cui la strada intrapresa dall’Italia condurra’ entro la fine del secolo ad un drastico calo della popolazione, ridotta ad una decina di milioni di persone, poco piu’, poco meno. Non certo il risultato che immaginavano gli scienziati e i premi Nobel del Club di Roma che nel ’68 denunciavano i pericoli di un possibile sovraffollamento, conseguenza del boom demografico. Profeti laici che auspicavano ad un’inversione di tendenza per fronteggiare un’eventuale crisi economica e si rifacevano alle tesi di Georgescu-Roegen, autore del saggio “Demain la de’croissance” (Domani il decremento).

La crisi delle nascite, prosegue il WSJ, minaccia di avere conseguenze sociali ed economiche disastrose. Gia’ oggi, il 22 per cento della popolazione italiana e’ in eta’ pensionistica, uno dei tassi piu’ elevati a livello mondiale. L’Italia destina inoltre alla previdenza il 15 per cento del prodotto interno lordo, piu’ di ogni altra nazione europea. L’Italia non e’ il solo Paese del continente sull’orlo del suicidio demografico, sottolinea l’editoriale. Ma e’ il primo nel mondo che vive il cosiddetto crossing over, dove cio’ il numero degli under 20 e’ inferiore a quello degli over 60. Entro il 2050, annuncia il quotidiano, il 60 per cento degli italiani non avra’ fratelli, sorelle, cugini, zii o zie.