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In Italia ci fidiamo della tecnologia

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«Instant Poll sull’Online Privacy»: questo è il titolo dell’indagine presentata nell’ambito del convegno «Tutela del consumatore e sviluppo delle nuove tecnologie», tenutosi il 22 settembre 2011 e promosso da Microsoft Italia in collaborazione con Glocus e Fondazione Magna Carta, presso la Camera dei Deputati. I dati emersi sono interessanti e le soluzioni prospettate sono innovative. Ma soprattutto emerge una sostanziale insoddisfazione da parte della gente, che lamenta una scarsa protezione della privacy (e non solo online), dimostra una buona consapevolezza del problema, denuncia conoscenze approssimative sulle soluzioni offerte, ma dimostra anche sostanzialmente un buon livello di fiducia in enti e istituzioni incaricati di proteggere la riservatezza. «La Rete è uno straordinario strumento che continua a rivoluzionare il nostro modo di vivere, lavorare, informarci e relazionarci – ha commentato Pietro Scott Jovane, Amministratore Delegato di Microsoft Italia – ma oltre a offrire soluzioni che consentano di sfruttare appieno le potenzialità della tecnologia è nostro dovere anche garantire nel contempo la massima sicurezza e privacy dei consumatori».

TIMORI E CONSAPEVOLEZZA DEGLI UTENTI – La ricerca è stata svolta presso un panel on line dal quale è stato estratto un campione di 750 utenti maggiorenni di internet e la domanda che aleggia è sempre la stessa: «Può l’innovazione tecnologica sposarsi o quantomeno convivere pacificamente con il rispetto della privacy degli utenti?». E poi quale è la percezione degli internauti, giovani o meno giovani, fiduciosi o sospettosi, digitali o per nulla, a questo proposito? Innanzitutto gli utilizzatori abituali della rete sono consapevoli del problema, quantomeno un poderoso 92% tra loro, e più della metà (il 51%) non sente tutelato il proprio diritto alla riservatezza sul web e nemmeno fuori dal web. Infine un 35% pensa che il problema sussista soprattutto nel cyberspazio e i più diffidenti nei confronti della rete sono soprattutto i giovani. La maggior preoccupazione è comprensibilmente rivolta al furto di dati bancari (68% degli utenti) e di dati sensibili (66%), ma anche l’intrusione generica nella vita personale suscita un grande allarme, con un 30% degli intervistati che identifica nella lettura della posta elettronica il più grande timore. Infine un 12% delle persone teme soprattutto la tracciabilità degli spostamenti grazie alle nuove tecnologie di geolocalizzazione e un altro 12% si preoccupa del monitoraggio dei siti visitati in rete.

INNOVAZIONE E PRIVACY – E per proteggersi? Gli utenti online si affidano prevalentemente al buon senso, come l’utilizzo di password complesse (57 %), la non lettura di mail sospette (57%) o l’installazione e l’aggiornamento di firewall e anti-virus (55%). Pochi invece pensano alle innovative funzioni legate alle caratteristiche del browser, come la possibilità di tenere sotto controllo i cookies (10%) o settare il livello di protezione (11%). In tutti i casi il 58% degli utenti si fida degli enti e il 22 % delle istituzioni politiche responsabili della tutela delle privacy.

ISTANTANEA DEL NAVIGATORE TIPO – Dalla ricerca è emerso poi un quadro complesso dell’utilizzo della rete, sempre più diffuso e differenziato. Gli internauti italiani dichiarano, nel 93% dei casi, di navigare tutti i giorni, che sia da casa o dal luogo di lavoro, per una media di circa 2 ore e 40 minuti per ogni connessione. Il movente dell’utilizzo è trasversale: posta elettronica (93%), ricerca di informazioni (83%), social networking (63%), acquisti e pagamenti bollette (53%), messaggistica istantanea (50%), partecipazione a community e forum online (45%), musica e video online (38%), gaming online (38%).

LA TECNOLOGIA NON E’ UN’ARMA IMPROPRIA – La conclusione della tavola rotonda viene sintetizzata bene dalla frase di Rosario Imperiali, Presidente del Comitato Scientifico dell’Istituto Italiano Privacy: «La tecnologia non è un’arma impropria. Il dibattito tra tecnologie «buone» e «cattive» talvolta pone in retrospettiva la sostanziale neutralità dello strumento». Per questo ci vuole un’alleanza tra amministrazione pubblica, impresa e consumatori. Anche perché internet non è più uno strumento per pochi: la rete ha preso piede tra utenti di ogni tipo, compresi coloro che hanno una scarsa confidenza con la tecnologia ed è divenuta universale. Ed è per questo che le grandi aziende informatiche per tutelare i cittadini «non possono operare da sole, ma devono creare relazioni stabili con chi rappresenta gli interessi dei consumatori per realizzare un dialogo fattivo, che garantisca una diffusa e corretta informazione e produca sistemi e attività di tutela concordati, che siano, poi, veramente funzionali e utilizzabili dal consumatore», come ha sottolineato Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum.