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In Europa i conti non tornano

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I conti dell’Europa non tornano. Addirittura, per non far saltare il bilancio 2012, la Commissione europea ha calcolato che è necessaria una manovra bis da 9 miliardi: 8,3 miliardi per i fondi regionali e agricoli, 423 milioni per la ricerca e 90 per l’erasmus. “Non chiediamo nuovi soldi ma solo quelli che occorrono per onorare gli impegni presi”, così il presidente Josè Manuel Barroso ha commentato la situazione.

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La presidenza di turno cipriota ha avviato le tre settimane di negoziato fra i governi e l’Europarlamento sulla contabilità del 2013 però, mentre per la Commissione il minimo necessario è aumentare la dote del 6,8%, le capitali non vorrebbero andare oltre il 2,7. Un confronto e un dibattito abbastanza acceso in cui rientrano anche gli eurodeputati che, nei giorni scorsi, hanno bocciato i 5 miliardi sforbiciati in estate dal Consiglio, cioè dagli Stati.

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Oggetto della contesa: la cassa comune che finanzia le attività che gli Stati decidono di compiere. Nel 2012 ha visto la presenza di 129,1 miliardi, l’1,9% in più rispetto al 2011. I Paesi vi contribuiscono con risorse proprie e il ricavato viene poi investito in programmi di sviluppo regionale e sociale, ricerca e agricoltura, aiuti umanitari, reti e istruzione, come ad esempio il programma Erasmus.

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Non resta, quindi, che attendere venerdì quando la presidenza attuale comunicherà la nuova proposta che verrà poi discussa mercoledì 31 dai rappresentanti dei governi presso l’Ue. Lunedì 5 novembre, invece, il presidente del Consiglio Van Rompuy avvierà i bilaterali fino ad arrivare a lunedi 12 quando scriverà il testo mediazione sotto forma di conclusioni del vertice dei ventisette leader di giovedì 22 novembre.