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Il sole del Sahara, una fonte per l’Europa

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PATRIZIA FELETIG

«Ritengo che già nei prossimi 5 anni dal Sahara arriveranno centinaia di megawatt sul mercato europeo». Il pronostico di Gunther Oettinger, commissario europeo per l’ energia può apparire visionario quanto il progetto Desertec che si propone di produrre elettricità con varie tecnologie da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, solare termodinamico a concentrazione) nelle aree desertiche, con una portentosa supergrid paneuropea che permetta l’ interconnessione di reti elettriche tra le due sponde del Mediterraneo. Una produzione di energie pulite su larga scala per coprire, una volta soddisfatto il consumo interno dei paesi sahariani, il 15% del fabbisogno elettrico europeo entro il 2050. Al progetto lavora una squadra di una trentina di specialisti a Monaco di Baviera, quartier generale di Desertec, impegnati a delineare l’ assetto economico, preparare la cornice politica e costruire il quadro regolatorio per avviare la super zona euromediterranea di energie pulite. Prima ancora di essere un progetto industriale, Desertec è un paradigma di sviluppo dell’ area nord africana all’ insegna della green economy. Malgrado non siano in questo momento paesi propriamente tranquilli, il Nord Africa concentra diversi vantaggi: risorse, spazio, soprattutto sole: a quelle latitudini, l’ irradiazione solare incrementa del 50100% l’ efficienza degli impianti rispetto al centro e nord Europa. Come sintetizza il fisico Gerhard Knies, supervisore scientifico di Desertec "nell’ intero deserto, in sei ore, l’ energia disponibile nello spettro solare è sufficiente per sopperire al fabbisogno annuale del pianeta". E poi ci sono gli spazi infiniti: l’ occupazione del suolo è un aspetto non marginale dello sviluppo delle fonti rinnovabili visto che, a parità di energia prodotta, una centrale fotovoltaica richiede quasi mille volte lo spazio necessario di una centrale elettrica tradizionale, per salire a 3mila volte nel caso dell’ eolico. In un contesto densamente popolato come l’ Europa questa caratteristica è ambientalmente insostenibile, mentre nel Sahara queste installazioni non sacrificano né colture né vincoli paesaggistici. Elemento non trascurabile è la crescita della domanda interna: dal Marocco all’ Egitto, annualmente le economie registrano 37% di incremento della domanda di energia. Tant’ è che il Marocco ha già avviato un mega impianto solare di 2 GW (per intenderci, a fine 2010 la capacità solare totale installata in Italia è 7 GW) e ne progetta un altro di 500 MW a Ouzarzate per il quale Enel Green Power si è prequalificata. Sono questi primi progetti che alimentano l’ ottimismo del commissario Oettinger quando conferma l’ appoggio dell’ Ue. Sarebbe riduttivo considerare Desertec una mera delocalizzazione energetica in aree dove i fattori fisici ed economici rendono più attrattivi i rendimenti da energie rinnovabili. C’ è reciprocità di interessi come si riscontra nelle intese di collaborazione già firmate con i governi di Marocco e Tunisia. "E’ una partnership a doppio senso: la disponibilità di capitali e tecnologia con l’ obiettivo di partecipare al crescente mercato delle rinnovabili in questi paesi, si bilancia con la creazione di occupazione e anche di una filiera industriale locale visto che parte della componente impiantistica si realizzeranno sul posto", spiega Ingmar Wilhelm, responsabile Business Development di Enel Green Power, una delle tre società italiane socie di Desertec. Varato sotto l’ impulso di un nucleo di società tedesche (Munich Re, Siemens, Deutsche Bank, E.On, Rwe), il progetto ha ora riequilibrato la compagine societaria con l’ adesione di aziende spagnole e francesi. Con l’ ingresso di Enel Green Power, Terna e Italgen di Italcementi (è atteso un altro grande nome dell’ industria nazionale), si afferma il ruolo dell’ Italia cerniera strategica nella catena di trasmissione transnazionale di energia dal deserto. Per quanto tecnicamente non insormontabile, la sfida più importante di Desertec è il trasporto. A partire dall’ integrazione di diversi impianti situati in zone remote per poi far viaggiare l’ energia per migliaia di chilometri senza perdite eccessive e su diversi sistemi di rete attualmente non interconnesse con di mezzo un mare. L’ unico collegamento sottomarino con cavi ad alta tensione esistente è nello stretto di Gibilterra sul quale i chilowattora viaggiano a senso unico: dalla Spagna verso il Marocco. La Sicilia diventerebbe naturalmente l’ altro ponte. Quando importeremo i primi kWh? «Non prima del 2015», risponde Wilhelm. Sui costi complessivi dell’ operazione per la verità non c’ è molta chiarezza. Si parlava di 400 miliardi di euro, cifra calcolata da un istituto di ricerca tedesco che fissava l’ ammontare delle risorse per coprire il 15% della domanda elettrica dell’ EU. «Stiamo verificando gli investimenti necessari con una prospettiva industriale e sarà presto pronto uno studio di fattibilità», spiega Alexander Mohanty, portavoce del progetto. Ma l’ aspetto finanziario non è un problema. Istituzioni come la Banca Mondiale, European Investment Bank e African Development Bank hanno già manifestato interesse a intervenire. Attualmente il divario tra il kilowattora prodotto in Europa con combustibili fossili e quello ipoteticamente generato nel Sahara è decisamente sfavorevole fino a 6 ordini di grandezze. Ma, nei prossimi 1015 anni, le previsioni sui prezzi dei fossili e la curva di abbattimento dei costi di produzione delle rinnovabili porteranno le fonti pulite a diventare competitive con i combustibili tradizionali. A quel punto si dovrà affrontare l’ armonizzazione degli incentivi che le nazioni europee riservano alle varie tipologie di rinnovabili. Nell’ infrastruttura configurata da Desertec il backup per bilanciare le intermittenze tipiche dell’ elettrogenerazione da fotovoltaico ed eolico è affidato a impianti solari a concentrazione CSP. Una tecnologia green alla quale il premio Nobel Rubbia ha dato un apporto determinante portandola a dimensione industriale con l’ impianto pilota Archimede in Sicilia. La tecnica di captazione dell’ energia solare usa grandi specchi parabolici dove si concentrano la luce diretta del sole su un tubo ricevitore. Dentro il tubo scorre un fluido che assorbe l’ energia del sole e la trasporta in un serbatoio ad accumulo, indispensabile per supplire ai momenti di scarsa o nulla insolazione e consente di produce elettricità senza interruzione anche di notte. Ora la sfida è realizzare qualcosa di analogo nel Sahara.