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Il mondo visto attraverso la toilette

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Scriveva Sigmund Freud: Una rotta piu’ saggia dell’umanita’ sarebbe stata senza dubbio ammettere l’esistenza della merda e conferirle tanta dignita’ quanto la natura permette. Parte da qui il lungo viaggio, dall’Europa alla Cina, da New York a Tokyo, di Rose George (Il grande bisogno, perche’ non dobbiamo sottovalutare l’ultimo tabu’: la nostra ca?, edizioni Bompiani, 449 pagine, 22 euro), alla scoperta del mondo globale visto attraverso l’ombelico della toilette. O anche di un gesto che, in media, facciamo 2.500 volte l’anno, spendendo in un gabinetto circa tre anni della nostra vita. Un gesto che nella sua assoluta normalita’ ci consegna innanzitutto la fotografia di un Pianeta diviso in due, Nord e Sud, con diseguaglianze che la globalizzazione non solo non ha ridotto, ma anzi ha accentuato.
Quattro persone su dieci defecano ancora sui campi o ai bordi della strada: non dispongono di bagni, tazze, latrine, capsule. Quasi tre miliardi di uomini e donne non hanno ancora un accesso ai servizi igienici: e muoiono piu’ bambini per diarrea (uno ogni quindici secondi) che non per Aids o per tubercolosi. E la mancanza di normali sistemi di smaltimento delle feci si traduce anche in un enorme spreco di acqua, condannata all’inquinamento: un metro cubo di refluo, infatti, puo’ inquinare dieci metri cubi di acqua.
Sebbene l’argomento sia considerato inelegante nel corso di una conversazione, e un tabu’ perfino nel linguaggio corrente, il luogo per eccellenza dei propri bisogni, il cesso (dal latino recedere che significa ritirarsi) segnala stili di vita, abitudini collettive, progressi tecnologici. Gli americani, per esempio, hanno costruito il wc piu’ costoso del mondo, 23,4 milioni di dollari, ma lo hanno impiegato per gli shuttle della Nasa. L’opinione pubblica si e’ indignata di fronte a quello che e’ stato considerato un enorme spreco di denaro pubblico, specie dopo la scoperta di un secondo dettaglio: la stessa Nasa ha recentemente acquistato un gabinetto di stazione spaziale brevettato dai russi per 19 milioni di dollari. Per difendersi, gli scienziati americani hanno spiegato che si tratta di wc in grado di riciclare l’urina e dunque la loro evoluzione piu’ che alle esigenze degli astronauti puo’ servire per trovare il modo per recuperare l’oceano della pipi’ umana. Ricerca applicata.
A tutti noi capita l’urgenza di dover andare in bagno, mentre siamo in strada o stiamo uscendo da un ristorante. Guai se il bisogno dovesse diventare impellente in una delle province agricole della Cina, dove i bagni pubblici sono ancora box open-style. Non hanno le porte e non esiste alcuna separazione tra gli spazi riservati agli uomini e quelli per le donne. La privacy del wc in Cina non esiste. In Giappone, invece, nelle toilette pubbliche si puo’ provare l’ebbrezza dell’igiene abbinata al design, dell’efficienza combinata con la comodita’. Il wc piu’ diffuso in questo paese e’ una tazza con il bidet incorporato, la tavoletta riscaldata che si alza da sola, il regolatore del flusso d’acqua e phon per le parti intime. Il tasto “musica” emette un sonoro suono di sciacquone, per coprire altri rumori. In America e in Inghilterra, il numero dei bagni pubblici e’ spaventosamente diminuito: circa il 40 per cento in meno negli ultimi dieci anni. Colpa del terrorismo che ha trasformato le toilette a disposizione dei cittadini in bersagli sensibili.
Nel suo viaggio Rose George ha esplorato le grandi reti di fognature di New York e Londra, partendo dal rischio che si corre con la scarsa igiene in un’area metropolitana: un solo grammo di feci puo’ contenere un milione di batteri, 1000 cisti parassite e 100 uova di vermi. A Londra sono all’opera i “bracconieri” delle fogne, cercano e trovano di tutto. Pezzi di motocicletta, passeggini, pesci rossi, monete. Gioielli. E perfino 850.000 cellulari che ogni anno i cittadini britannici gettano nei gabinetti. A parte i disastrosi effetti ambientali, le cattive abitudini nei wc possono produrre diversi tipi di danni. Basta un reggiseno, e il guaio e’ fatto: e’ accaduto nel giugno del 2008 nella contea di Durham, dove un pezzo di lingerie finito nello scarico urbano mise al collasso l’intera strada e causo’ 15.000 dollari di lavori di riparazioni. A New York le fognature furono costruite per sopportare circa 4 centimetri e mezzo di pioggia in un’ora. Ma da allora il clima e le condizioni metereologiche sono profondamente cambiate, e quando l’8 agosto 2007 caddero 9 centimetri di pioggia in due ore, l’intero sistema della rete metropolitana ando’ in tilt. New York si blocco’, perche’ anche lo scarico dei nostri bisogni puo’ mettere in ginocchio una metropoli e il Grande bisogno ci ricorda quanto sia diventato fragile, rispetto ai capricci della Natura, il nostro sistema immunitario.