Questo sito contribuisce all'audience di

Il Fai contro la legge che vuole la Lombardia

di Posted on
Condivisioni

Un mese fa a impallinare la legge sui parchi (o «ammazza parchi», come è stata ribattezzata dalle associazioni ambientaliste), era stato fuoco amico: undici franchi tiratori dai banchi della maggioranza. Giovedì la Regione Lombardia ci riprova. E, alla vigilia del dibattito, la tensione si riaccende. In campo è scesa anche la presidente onoraria del Fai, Giulia Maria Crespi, che ha lanciato un appello al governatore Formigoni.

«INDISPENSABILE» – La legge che la giunta regionale dice essere «indispensabile, pena il commissariamento dei parchi, perché così richiesto dal decreto Milleproroghe», di fatto azzera i consigli di amministrazione nominati dai Comuni consorziati, che oggi gestiscono quegli ettari di boschi e foreste (ben 450 mila ettari) e ne centralizza il controllo. L’esempio più calzante arriva dal Parco del Ticino. «Il no alla terza pista di Malpensa – spiega la presidente Milena Bertani – oggi espresso da tutti i Comuni che gestiscono il parco, domani con un componente nominato dalla Regione potrebbe non essere più unanime». È cosa nota il prezzo altissimo che il Parco del Ticino dovrebbe pagare per consentire la realizzazione di quei 12.400 metri di asfalto: la cancellazione di 400 ettari di brughiera.

BOZZA «PUNITIVA» – Stavolta non ci saranno franchi tiratori, garantisce il capogruppo della Lega Stefano Galli. E l’assessore alla partita, Alessandro Colucci, spera addirittura in una «maggioranza ampia, cioè nell’adesione al testo di parte dell’opposizione, perché introduciamo addirittura un tavolo strategico delle aree protette che chiama in causa tutte le associazioni ambientaliste». Non nega però che la bozza sia «punitiva» nei confronti degli enti locali. E a dirlo senza mezzi termini è anche un autorevole costituzionalista, il professor Gustavo Zagrebelsky. Il quale mette addirittura in dubbio l’indispensabilità di sopprimere, tra gli enti, i consorzi dei parchi. «La soppressione di cui parla il Milleproroghe – spiega – non riguarda i consorzi di gestione delle aree protette, ma le eventuali "funzioni consorziate" con quelle di altri enti ove esistano». Stupisce, aggiunge, la «rapidità con la quale la Regione dà per scontata la loro morte» e soprattutto «la pedissequa acquiescenza a una pur discutibile interpretazione» del suddetto decreto e «la totale omessa rivendicazione dell’autonomia delle scelte legislative regionali».

INGERENZA – Che ne è stato del tanto declamato principio di sussidiarietà? La scelta di cancellare la gestione consortile: «deve essere giustificata». Così non è nel testo che andrà ai voti giovedì. In sostanza, aggiunge il professore, «i principi evocati retoricamente circa la vocazione autonomistica hanno un significato non solo retorico ma propriamente giuridico». E l’interesse della Regione in materia di parchi «deve essere fatto valere attraverso l’esercizio della funzione legislativa e di programmazione». Perché la funzione della Regione «non è quella dell’ingerenza nella gestione».