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Ict, strategie per uscire dalla crisi

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L’Ict italiano e’ concorde: per uscire dalla crisi il mondo dell’It e’ fondamentale e, anzi, devono essere proprio le tecnologie digitali a dare quella spinta in piu’ al Paese per uscire piu’ forte dall’attuale situazione economica.

Ecco nel dettaglio le opinioni dei manager delle piu’ grandi aziende del settore.

Carlo Baldizzone, direttore strategy di Telecom Italia: le risorse per superare il digital divide? Ci sono. Il problema e’ come sono allocate: in maniera spezzettata, fra fondi europei, statali, regionali, comunali. Se queste risorse fossero gestite in maniera piu’ univoca e coordinata, sarebbero sufficienti per superare questo problema o per lo meno per garantire un’azione molto piu’ incisiva. Il ruolo dell’incumbent e’ fondamentale: la banda larga e’ un abilitatore imprescindibile nell’economia della conoscenza che caratterizza il mondo di oggi. Per questo noi dobbiamo investire oggi per prepararci al venire meno delle rendite in un domani sempre piu’ prossimo. Oltre che con problemi di risorse, tuttavia, l’Italia si scontra con un ritardo che piu’ che di rete e’ culturale: se non superiamo questo, resteremo necessariamente fermi al palo.

Pietro Scott Jovane, ad di Microsoft Italia: la situazione economica mondiale e le sue conseguenze sull’economia sono sotto gli occhi di tutti. Dobbiamo capire dove vogliamo essere alla fine della crisi e investire per questo. Occorre individuare rapidamente interventi di stimolo e aiuto, dove anche l’industria informatica faccia la sua parte. Cruciali i grandi progetti informatici come e-gov 2012 che contiene numerosi obiettivi il cui raggiungimento e’ essenziale per dare un impulso allo sviluppo del Paese e la cui realizzazione sara’ occasione per la riqualificazione e il rilancio della stessa industria informatica. Ma nel settore it esiste comunque un rischio occupazionale che coinvolge decine di migliaia di lavoratori qualificati: se si perdessero, l’impatto sull’intero sistema di innovazione nel paese e quindi sulla nostra capacita’ competitiva nell’economia mondiale sarebbe terribile.

Renzo Vanetti, amministratore delegato di Sia-Ssb: la tecnologia e’ solo un abilitatore la vera innovazione viene dalle persone ed e’ una faccenda culturale. In Italia e’ mancato un processo formativo e il risultato e’ che ci ritroviamo case e aziende digitali, ma una scuola analogica. Il prossimo passo dovrebbe essere investire con decisione nelle persone in modo da poter garantire alla tecnologia una penetrazione pervasiva. Solo cosi’ anche l’innovazione potra’ essere pervasiva e darci la spinta necessaria per cambiare il modo con cui abbiamo gestito le cose. Anche per questo gli investimenti devono essere ponderati e i fondi non devono cadere a pioggia: non tutti hanno bisogno delle stesse cose. Bisogna trovare la giusta misura per ogni area, mettendo comunque scuola e universita’ al centro per garantirci la trasformazione culturale di cui abbiamo bisogno.

Luigi Freguia, amministratore delegato di Hewlett Packard: come paese l’Italia ha molti problemi. Penso sia frustrante per chiunque sapere che siamo un membro del G8, ma che in ogni classifica che riguardi la tecnologia siamo in “zona retrocessione” perche’ in passato non abbiamo saputo cogliere le occasioni. Ora con l’Expo e il piano di e-Gov abbiamo nuove opportunita’. Per coglierle appieno dobbiamo mettere la tecnologia al centro cosi’ da aumentare la produttivita’ e ridurre i costi.

Giovanni Rando Mazzarino, direttore operations e tecnologie di Lottomatica: il bollo auto e’ una tassa uguale ovunque. Eppure, per gestirlo, le 20 regioni usano 20 protocolli diversi. E’ evidente che cosi’ il lavoro ha piu’ difficolta’ a procedere. Tuttavia nella pa c’e’ a mio avviso la possibilita’ di saltare degli step e arrivare velocemente a una burocrazia 2. 0. Per velocizzare ulteriormente il processo, in azienda cosi’ come nell’apparato statale – sostiene mazzarino – dobbiamo portare una cultura del “fare”, premiando chi fa. E dovremmo incentivare maggiormente chi innova, chi con l’utilizzo della tecnologia cambia i paradigmi in cui lavora.

Alberto Lotti, direttore tecnologie di Alcatel-Lucent Italia: la centralita’ del web e’ giusta – sostiene -. pero’ gli stessi protagonisti di questo mondo dovrebbero cambiare parte della loro visione: spesso gli “over the top”, come google, continuano a pensare alla rete come un “tubo stupido” e sviluppano applicazioni senza riflettere sull’infrastruttura. Siamo giunti a un punto in cui il modello non e’ piu’ equilibrato, perche’ gli Isp non possono piu’ investire massicciamente sulla rete e la banda inizia a non essere sufficiente. Dovremmo andare verso lo sviluppo di una rete piu’ intelligente.

Achille De Tommaso, presidente di Colt Telecom e di Anfov: perche’ l’Italia si evolva mancano le strutture fisiche. Spesso sentiamo parlare della cina o dell’europa dell’est come di concorrenti; in realta’, noi competiamo prima di tutto con paesi come Francia e Germania. Allora lo stato ha il dovere, prima di tutto, di salvaguardare gli investimenti fatti dai provider, di facilitarne di nuovi garantendo norme sicure per il loro dispiegamento e di farlo diventare un servizio universale. Ci sono 6 milioni di persone in Italia in digital divide e questa cifra, pari a circa il 12% della popolazione, aumentera’ piuttosto che dimagrire, perche’ le applicazioni richiedono sempre piu’ banda.