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I nuovi stili di vita entrano nei programmi dei governi

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I nuovi stili di vita stanno entrando nei programmi governativi, in tutto il mondo. Partiamo dal Giappone, dove lo tsunami e il terremoto dello scorso 11 marzo, hanno spinto il governo a varare un piano nazionale all’insegna del risparmio energetico, con l’obiettivo di tagliare di almeno il 20 per cento l’attuale fabbisogno. Come? Convincendo le famiglie a utilizzare gli elettrodomestici nelle ore notturne, eliminare lo stand by, ridurre l’uso dell’automobile in città. Ma anche a contenere il tempo di collegamento a Internet e alla tv per recuperare il piacere della conversazione. Lo slogan del governo giapponese è molto chiaro: Uno per tutti, tutti per unno; tutti insieme risparmiamo energia.

In Cina il premier Wen Jiabao ha appena presentato il nuovo piano quinquennale e un intero capitolo del programma è dedicato alla riduzione degli sprechi. Dagli acquisti compulsivi e  inutili al cibo, laddove il governo censura perfino la cattiva abitudine, ormai condivisa dall’81 per cento dei clienti dei ristoranti di Pechino, di lasciare avanzi nei piatti a fine pasti. Anche in Gran Bretagna il primo ministro David Cameron ha varato un piano antisprechi con l’idea di ridurre di almeno il 20 per cento lo spreco di cibo: 6,7 milioni di tonnellate di generi alimentari (pari a una spesa di 10 miliardi di sterline) che ogni anno finiscono nella spazzatura. «Non possiamo più permettere questo scempio, e la politica deve agire» ha detto Cameron, ricordando il vizietto degli inglesi di infilare nei cestini della spazzatura 484 milioni di vasetti di yogurt. In Germania, le politiche antipsreco sono parte integrante della piattaforma di governo dei verdi, accreditati ormai di circa il 30 per cento dei voti su base nazionale. E intanto il governo di Angela Merkel ha deciso di sostenere, con ingenti incentivi, il programma della municipalità di Berlino che prevede 100mila auto elettriche entro i prossimi dieci anni per trasformare la capitale tedesca nella metropoli più verde d’Europa.

Tirando le somme, risulta evidente come gli stili di vita non siano più oggetto di discussione per professori di sociologia e ambientalisti e stanno diventando parte integrante delle diverse proposte politiche. Un cambiamento epocale è alle porte, come ho raccontato girando il mondo nel mio libro Basta Poco (edizioni Einaudi), appena pubblicato. Un cambiamento il cui vento, prima o poi, soffierà anche in Italia.