I furbetti d'Europa: chi sono gli europarlamentari più assenti a Strasburgo | Non Sprecare
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I furbetti d’Europa: chi sono gli europarlamentari più assenti a Strasburgo

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di Gabriella Colarusso

 
La maglia nera per il maggior numero di assenze dal parlamento europeo andrebbe di sicuro a Giuseppe Gargani, 76 anni e mille cambi di casacca, dall’Ulivo all’Udc passando per Forza Italia, se non fosse che il vecchio democristiano irpino ha dovuto ingaggiare e vincere un contenzioso con il consiglio di Stato prima di riavere il suo seggio a Strasburgo, che nel 2009 il ministro Maroni aveva assegnato a due deputati del Nord. Poco male. Se Gargani è giustificato dalla querelle legale, non lo sono invece gli altri europarlementari italiani che si contendono il premio assenteista dell’anno. Gli italiani, si sa, a Bruxelles e Strasburgo ci vanno molto meno degli spagnoli, dei francesi, dei tedeschi.
FUGA DA STRASBURGO. Lo denunciò nel 2009, anno delle elezioni europee, anche Romano Prodi, ex presidente della commissione europea: «Quello dell’assenteismo e la fuga da Strasburgo degli europarlamentari è un problema etico e politico che l’Italia che si porta dietro da troppo tempo». E il nostro tanto sbandierato europeismo? «Solo a parole, in pratica non ce ne frega nulla», chiosò Prodi. «Gli inglesi, che si professano euroscettici, non mancano mai in commissione. Nessun tedesco si sognerebbe mai di lasciare Strasburgo per candidarsi alle elezioni in patria». E invece agli italiani piace l’ubiquità. Prendiamo Luigi De Magistris: non proprio uno a caso, visto che si tratta del secondo deputato più votato d’Italia, dopo Silvio Berlusconi, alle elezioni europee del 2009.
Gli Euroassenti: maglia nera a De Magistris e Antoniozzi
Nella classifica di VoteWatch, un osservatorio indipendente che monitora l’attività parlamentare degli eurodeputati, sulla base dei dati forniti da Bruxelles e Strasburgo, il neosindaco di Napoli risulta essere stato il più assente in Europa nel periodo che va dal 14 luglio 2010, dunque a un anno esatto dall’elezione, a oggi, con solo il 55,77% delle presenze. Sarà che per «spaccare» a Napoli, come ha dichiarato lo stesso De Magistris dopo l’elezione a sindaco della città, l’ex pm si è dovuto dedicare molto alla politica di casa nostra più che alle questioni internazionali.
DE MAGISTRIS IL PIÙ ASSENTE. In ogni caso, nell’ultimo anno di attività non ha dato prova di grande europassione. Un mese prima delle elezioni amministrative, De Magistris si è dimesso dal parlamento europeo per la corsa a sindaco, pratica non in voga tra i nostri deputati a Strasburgo, che invece sembrano amare molto il doppio incarico. Come Walter Veltroni e Francesco Rutelli, che conservarono il posto di europarlamentari quando erano sindaci di Roma. O come Alfredo Antoniozzi che oggi, nella classifica VoteWatch, per quanto riguarda il dato relativo alla presenza occupa solo un gradino più su rispetto a De Magistris.
IL SINDACO E L’ASSESSORE. Antoniozzi, che in Europa siede tra le fila del Partito Popolare Italiano in quanto esponente del Pdl, è anche assessore alla casa del Comune di Roma. Dal 14 luglio scorso ad oggi Antoniozzi è stato all’Europarlamento circa la metà delle volte che avrebbe dovuto, il 55,77%. Ma, sostiene, il lavoro di un deputato non si misura solo quantitativamente. «Nell’ultimo anno», spiega Antoniozzi, «sono intervenuto 88 volte, nella graduatoria di tutti gli oltre 700 europarlamentari, non solo quelli italiani, sono il 150esimo per attività svolte. Luigi Berlinguer (Pd), per dirne uno, è al 700esimo posto. La valutazione sul lavoro di un eurodeputato non può essere fatta solo sulle presenze, ma va fatta sul complesso dei dati. C’è gente che va lì e non apre bocca, non propone nulla, cosa ci va a fare? Perché non andate a guardare i dati relativi alle interrogazioni, agli interventi in aula?».
I DATI SU INTERROGAZIONI E INTERVENTI. Ci siamo andati. Nella classifica disponibile su www.mepranking.eu, al 26 aprile 2011, tra i 735 membri del parlamento europeo Antoniozzi risulta 150esimo per numero di interrogazioni e interventi in aula, 12esimo tra i 72 europarlamentari italiani per numero di interventi in aula e al 18esimo posto per numero di interrogazioni. L’assessore eurodeputato, insomma, interviene molto durante le assemblee di Strasburgo. Quando c’è. Anche nel primo anno di attività post elezione, infatti, dal 14 luglio del 2009 al 14 luglio del 2010, si era guadagnato un bel terzultimo posto in classifica per assenteismo, ma la sua presenza in Europa era stata comunque superiore a quella del secondo anno (61,82%).
Per il Pd spiccano tra gli assenti Berlinguer e Balzani
Sopra di lui, nella lista degli assenti e presenti, nell’ultimo anno, figura il sardo Luigi Berlinguer, 77 anni, europarlamentare del Pd, eletto nel 2009 come capolista per la circoscrizione Nord Est. Berlinguer è entrato nell’aula di Strasburgo il 57,69% delle volte in cui avrebbe dovuto. Al di sotto del 60%, con il 59,62% si colloca anche Vito Bonsignore, ex Udc poi passato a Forza Italia ed eletto eurodeputato nel 2009 nella fila del popolo della Libertà. Ma Bonsignore non è neppure un semplice europarlamentare, è vicepresidente del Partito Popolare Europeo, il gruppo che racchiude le destre continentali, oltrechè membro della commissione per il controllo dei bilanci e cipresidente della delegazione relazioni con gli Stati Uniti.
LE PERFORMANCE DI SALVINI, DE MITA E ALLAM. Il tapiro per l’euroassenteismo 2010/2011 va anche a Francesca Balzani del Partito democratico, sestultima nella classifica VoteWatch con il 63,46% delle presenze; a Matteo Salvini, che è anche capogruppo della Lega Nord al comune di Milano e ha il 65, 38% delle presenze a Strasburgo e al gran democristiano Ciriaco De Mita, con il 65,38% delle presenze.
In ogni caso, se guardiamo a tutti e due gli anni di mandato, dal 14 luglio 2009 ad oggi, il più assenteista tra gli europarlamentari italiani è stato Antoniozzi, con il 58,88% delle presenze, superato per pochi decimali Bonsignore, De Mita e Maghdi Cristiano Allam. «Non è come un operaio che se non va alla catena di montaggio non produce, può lavorare per Bruxelles anche non stando là», ci tengono a precisare dallo staff di Antoniozzi. Certo. Un principio che vale per tutti i lavoratori italiani. O no?
 
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