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Gli italiani sognano la casa verde ma attenti ai costi e alle complicazioni

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La casa verde, ecosostenibile, è leggera e parsimoniosa; non spreca acqua, energia e materie prime; produce il minimo indispensabile dei rifiuti. E’ diventata da qualche tempo uno dei sogni degli italiani (la desiderano il 63 per cento dei cittadini) che mescolano in questa tendenza due obiettivi: il primo è quello di vivere in modo più sano e più rispettoso dell’ambiente, il secondo riguarda un concreto risparmio nei consumi domestici, a partire dalle bollette per luce e riscaldamento.

In una casa verde non mancano mai alcune cose essenziali. Innanzitutto l’isolamento termico e acustico, che si traduce in ambienti molto silenziosi, come quelle camere degli alberghi a cinque stelle dove non sentite un minimo rumore dei vostri vicini di stanza. Quanto ai consumi energetici, l’ecocasa riduce fino alla metà la spesa grazie a sistemi di approvvigionamento solare con impianti orientati a sud, pannelli fotovoltaici, e con il calore che non passa più attraverso la rete dei radiatori, ma si spande dai pavimenti e dalle pareti. Infine i materiali: vengono eliminati polistirolo, solventi chimici, vernici tossiche, e si introducono legno, cotto e derivati dal cotone naturale. I modelli più avanzati per questo tipo di abitazioni si trovano in Trentino Alto Adige, dove si è radicata una solida industria dell’ecoedilizia che sfrutta il contesto ambientale molto favorevole e gioca la sua partita economica in concorrenza con i rivali austriaci e tedeschi.

Tutti i sogni, però, hanno qualche controindicazione.  E le case verdi, a questo proposito, presentano problemi di costi e di gestione. Sul primo versante, per quanto riguarda gli impianti (a partire da quello che consente il recupero dell’acqua piovana) non pensate di cavarvela con un aumento dei costi inferiore al 30 per cento rispetto alle tecniche tradizionali: bisogna, dunque, fare bene i conti e capire in quanto tempo la spesa per la sostenibilità verrà ammortizzata attraverso la caduta delle uscite per i  consumi. Inoltre l’ecocasa, specie quando si esagera, diventa molto difficile da gestire, con impianti e tecnologie che richiederebbero studi ad hoc. Ne sa qualcosa l’attrice Jennifer Aniston che ha tirato fuori 13 milioni di dollari per la nuda proprietà della sua villa ecologica a Beverly Hills e ha speso altri 15 milioni di dollari, compreso la parcella del designer, per renderla completamente sostenibile. Ma una volta costruito il giocattolo alla moda, Jennifer ha sbattuto la testa contro la complessa gestione dei pannelli solari sul soffitto o delle celle solari per il funzionamento del camino. E dopo pochi mesi, non potendone più, ha deciso di mettere in vendita la sua villa ecologica per 42 milioni di dollari. L’acquirente giusto non si è ancora fatto avanti, e intanto la Aniston maledice le sue eco-ossessioni.