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Gli eroi di Fukushima: una lezione per il mondo

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Sono i primi eroi di una tragedia ancora tutta da scrivere. Cinquanta uomini che lottano giorno e notte, 24 ore su 24, per evitare la catastrofe e salvare migliaia di vite umane. Sono i dipendenti della Compagnia elettrica di Tokyo, la Tepco, gli unici rimasti nel cuore dell’impianto nucleare di Fukushima, che tentano di spegnere l’incendio ed impedire così nuove esplosioni. Raffreddare, raffreddare, raffreddare: questa è la loro parole d’ordine. E con questo chiodo fisso nella testa i magnifici 50, rischiando in proprio e sfidando qualsiasi legge dell’impietosa Natura, lavorano sull’orlo di un baratro, mettono a repentaglio le loro vite, e provano a fermare l’impianto. Si dice che abbiano accettato questo impegno da volontari, senza negoziare straordinari o particolari gratifiche: quello che è sicuro è il rischio che già oggi corrono di restare vittime delle terribili contaminazioni. I 50 eroi di Fukushima sono la punta di diamante di un popolo che, dal primo giorno del disastro, non finisce mai di sorprenderci per la sua compostezza, il suo rigore, il suo stile fatto di disciplina, sobrietà e solidarietà. Nella città martire di Sendai, dove negozi, case e uffici sono rimasti incustoditi nessun giapponese, neanche uno, si sogna di fare sciacallaggio. Nessuna denuncia di furti, ma solo una grande voglia collettiva di riprendere una vita normale. A Tokyo regna il caos calmo: le file per gli approvvigionamenti sono ordinate e regolari, nessuna scena di panico isterico, i treni viaggiano con la solita, rigorosa puntualità. Nel paese dell’Apocalisse l’uomo mostra il lato migliore delle sue qualità e un intero popolo si comporta, ciascuno nel suo piccolo stile di vita quotidiana, con la stessa dignità, lo stesso onore, dei 50 piccoli eroi di Fukushima.