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Gli eco-yacht

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Propulsione ibrida, interni riciclabili e carene dal cuore di sughero per rendere più ecologica la navigazione a motore. È questa la virata verde della nautica italiana, impegnata con i suoi cantieri d’eccellenza a fare delle imbarcazioni made in Italy un punto di riferimento, a livello mondiale, per design, motori e accessori. E, negli ultimi due anni, anche per l’attenzione riservata dai suoi protagonisti alla salvaguardia ecologica del mare e degli oceani. Battaglia non facile, soprattutto quando si tratta di barche a motore. Da sempre contraltare della barca a vela quando il centro della discussione si sposta sull’inquinamento. Tuttavia, non impossibile da combattere, quando i colpi sono assestati nella giusta direzione, lavorando dove è possibile per ridurre e mitigare l’impatto ambientale. E soprattutto convergendo gli sforzi sia durante la lavorazione dei manufatti sia in previsione del loro smaltimento finale. Con un occhio di riguardo per la riciclabilità dei materiali interni, la scelta dei tessuti naturali e l’applicazione delle bioresine e delle vernici ecologiche per le rifiniture. Ma anche sui sistemi a propulsione ibrida per sfruttare l’impiego dei motori elettrici nei momenti di lenta navigazione, come le manovre e le fasi di accesso e l’uscita dalle marine.

CANTIERISTICA SOSTENIBILE – «Integrare la sostenibilità ecologica agli yacht a motore non è una cosa facile», spiega Luisa Bocchietto, presidente dell’associazione per il disegno industriale e della giuria che quest’anno ha premiato, suddividendole in dieci categorie, le migliori barche italiane con i Nautical Design Awards. Imbarcazioni che in futuro saranno giudicate anche dall’Osservatorio permenente del design Adi per le selezioni del Compasso d’oro, il più importante riconoscimento del design italiano dal 1954. «Infatti la difficoltà principale è quella di integrare i sistemi per la salvaguardia ambientale ai consumi già dispendiosi di questa tipologia d’imbarcazioni», aggiunge la presidentessa. «Ad esempio, aggiungere la propulsione ibrida fa lievitare in maniera esponenziale non solo i costi di vendita, ma anche quelli di produzione. Per questo motivo la ricerca della sostenibilità in questo campo, non solo in Italia, è ancora un settore di nicchia. Anche se», conclude Bocchietto, «nel nostro Paese sono parecchi gli sforzi che si stanno muovendo verso questa direzione».

I PREMI – Esempio del grande l’impegno verso la prospettiva verde della cantieristica italiana, i candidati per il 2011, dei Nautical Design Awards, manifestazione promossa da Yacht & Saile Adi, dove è prevista anche una categoria di imbarcazioni scelte per il loro basso impatto ambientale. «Attraverso questo riconoscimento», afferma Roberto Salamini, publisher di Yacht & Sail, «raccontiamo in àmbiti prestigiosi, come esposizioni e saloni nautici, il grande valore del comparto nautico italiano. Ad esempio, molte di queste imbarcazioni hanno già trovato un riscontro positivo sul mercato americano in occasione del Miami Boat Show, salone di nautica internazionale». In gara, per la categoria verde dei Nautical Design Awards, quattro imbarcazioni italiane, dai 15 ai 55 metri, che si sono distinte, in maniera differente, per la loro attenzione alle tematiche ecologiche. Tra questi la Navetta 26, come il numero dei suoi metri, il primo modello green di Filippetti Yacht, per la sua autonomia di acqua e carburante. La vela da diporto Vismara 50 Hybrid di 16 metri e 30, dotata di batterie al litio invece che al piombo e di un sistema power regeneration per l’autonomia energetica che sfrutta il trascinamento del motore elettrico durante la navigazione a motore e quello dell’elica per quello a vela. E il Vitruvius Galileo progettato da Picchiotti, secondo le normative Ice Class per poter raggiungere l’Artico attraverso il passaggio a nord-est tra Atlantico e Pacifico, che con i suoi 55 metri apre la rotta verso l’ecologia anche per le imbarcazioni fatte per le lunghe navigazioni.

IBRIDO E SUGHERO – Infine, il Magellano 50 dalla Azimut Yachts, disegnato da Cor D Rover, vincitore assoluto della categoria yacht a basso impatto ambientale. Infatti, per rendere meno inquinante questa grossa imbarcazione, che misura 15,64 metri, Azimut ha lavorato, a partire da dieci anni fa, sulla propulsione ibrida, creando due motori elettrici da 20 kW, per affiancare i motori diesel common rail di ultima generazione. E che, grazie al controllo elettronico può passare in automatico dal regime tradizionale a quello elettrico spostando solo le leve dei motori. Un sistema chiamato Easy Hybrid Plus, in grado di ridurre i consumi di carburante e attenuare persino rumore e vibrazioni. Permettendo di navigare con il sistema elettrico fino alla velocità di 8 nodi contando solo sulle batterie ricaricabili e con una autonomia oltre le mille miglia grazie agli accumulatori. «Sopra la nostra imbarcazione», afferma Giovanna Vitelli, responsabile della comunicazione del gruppo Azimut Benetti, «oltre l’opzione della propulsione elettrica, il nostro team di ricerca ha fatto anche un esperimento nella zona timoneria che, se si riuscisse ad applicare anche ad altre parti degli yacht, sarebbe una vera e propria rivoluzione a favore dell’ambiente. Infatti, la parte centrale di Magellano 50 è composta da un cuore a due strati di sughero. E, anche per le resine, abbiamo sostituito quelle artificiali con quelle naturali. Per noi, un traguardo in nome della compatibilità. In più», conclude Vitelli, «i tessuti sono tutti naturali e i legni, tutti provenienti da foreste certificate, lavorati con trattamenti poco inquinanti oltre a materiali sintetici che li sostituiscono in alcune parti».