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Gli anziani salveranno il mondo dal riscaldamento globale

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L’invecchiamento della popolazione nei Paesi più industrializzati salverà il mondo dalla minaccia del riscaldamento globale? È un’ipotesi da non sottovalutare. Per la prima volta è stato effettuato uno studio approfondito che mette in relazione l’età con le emissioni di anidride carbonica. L’analisi è stata eseguita da «un cervello in fuga» italiano, il cremasco Emilio Zagheni, trentenne ricercatore presso l’Istituto di ricerche demografiche Max Planck (Mpidr) di Rostock, in Germania.

DATI USA – Zagheni ha lavorato su dati demografici degli Stati Uniti, gli unici facilmente accessibili senza essere dispersi in mille rivoli con in Europa. Lo studioso lombardo ha trovato che le società con una percentuale crescente di popolazione anziana producono minori quantità di CO2. «La tendenza può essere ritenuta valida anche per le società europee», dice Zagheni a Corriere.it. «E se si tiene conto delle differenze tecnologiche, l’indirizzo può essere significativo anche per le società in rapida espansione come Cina e India, anche se qui gli effetti possono essere nascosti dal forte sviluppo e dall’urbanizzazione di quelle società».

LO SPARTIACQUE – «L’età spartiacque è quella dei 65 anni», spiega Zagheni. «Più o meno quella della pensione nei Paesi occidentali». E l’età che tra poco avranno i primi baby boomers, almeno quelli americani. Intorno ai 65 anni le emissioni pro capite di anidride carbonica raggiungono il massimo: 14,9 tonnellate a persona all’anno. Dopo iniziano a scendere fino a 13,1 tonnellate/anno a 80 anni di età. Secondo l’Ufficio statistico degli Stati Uniti le aspettative di vità attuali sono di 78,3 anni, ma saliranno a 83,1 anni nel 2050. E in Europa i dati sono ancora più positivi.

I PARAMETRI – Zagheni ha preso in esame diversi parametri, considerando quanti soldi spende un americano medio nelle diverse fasce di età in nove settori ad alte emissioni di CO2, come prodotti e servizi, elettricità, benzina e viaggi aerei, abbigliamento e tabacco. Nelle fasce più giovani le emissioni crescono in relazione al reddito: una persona adulta compie viaggi aerei, consuma elettricità e utilizza l’auto di più di un giovane. Ma con gli anziani lo schema cambia: in generale spendono di più dei giovani, ma i loro consumi sono focalizzati soprattutto nella spesa sanitaria, e i servizi sanitari producono minori quantità di emissioni di gas serra. Inoltre le spese per abbigliamento subiscono un netto calo a partire dai 58 anni, e quelle per i carburanti diminuiscono dopo i 60 anni. Queste spese decrescenti – e quindi meno emissioni – vengono però compensate nelle fasce più anziane della popolazione da maggiori consumi domestici (elettricità e riscaldamento) anche perché semplicemente gli anziani restano più tempo a casa.

IL FUTURO

– Secondo Zagheni i dati correlati non produrranno un significativo calo delle emissioni sino al 2030, poi, quando i

baby boomers

raggiungeranno gli 80 anni, la riduzione della CO2 in relazione all’età comincerà a diventare un fattore importante. Tutto ciò senza contare i miglioramenti tecnologici, che avranno ridotto ulteriormente le emissioni grazie a una maggiore efficienza degli impianti.