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Gli affitti dei parlamentari pagati dai cittadini

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Soldi pubblici per pagare gli affitti. In Inghilterra non si fermano le polemiche per gli affitti deparlamentari di Westminster pagati dai contribuenti britannici: c’è chi versa il canone, finanziato da chi paga le tasse, ad altri parlamentari e chi ha preso appartamenti in locazione da ricche e nobili famiglie.

E non solo: c’è addirittura chi ha messo sul mercato la casa di proprietà per poi chiedere il contributo finanziario al parlamento per poter affittare appartamenti a poca distanza dalla House of Commons e dalla House of Lords, le camere bassa e alta del parlamento britannico. Il tutto è emerso grazie a due inchieste parallele del canale televisivo Channel 4 e del quotidiano Daily Telegraph che hanno svelato molti segreti legati alla vita privata dei deputati.

Come spiega il Fatto Quotidiano, anche se non si tratterebbe di veri e propri reati, il comportamento dei deputati va contro ogni regolamento di disciplina interno a Westminster, così come va contro le indicazioni dell’Independent Parliamentary Standards Authority (Ipsa), una commissione regolatrice dei comportamenti dei parlamentari.

Proprio l’Ipsa che sta cercando di individuare un modo per limitare queste pratiche, nei giorni scorsi ha pubblicato la lista dei proprietari delle case abitate dai parlamentari. Nomi poi censurati dal Parlamento per ragioni di sicurezza. Questo, come spiega la stampa inglese, ha impedito alla platea dei contribuenti che paga di tasca propria gli affitti dei parlamentari, di sapere a chi vanno finanziamenti e soldi pubblici. La Bbc, ha mandato in onda numerosi servizi sulla vicenda mentre il Guardian, ha cercato di fare nomi e cognomi ricevendo in cambio richieste di chiarimento e di smentita.

Gli scandali sulle spese parlamentari non sono comunque una novità nel Regno Unito e la vicenda non interessa solo parlamentari e ministri della maggioranza. Secondo le ricostruzioni del Telegraph, anche alcuni parlamentari laburisti avrebbero preso case in affitto da aziende con sede nei paradisi fiscali. Proprio il Labour che è il partito britannico che più critica la pratica di molte imprese di avere la sede nei Paesi offshore per non pagare le tasse nel Regno Unito.

Sempre lo stesso quotidiano ha citato poi anche il sindacato sostenendo che alcuni deputati avrebbero preso case in affitto da importanti personaggi delle maggiori sigle sindacali. Altra pratica che andrebbe contro il regolamento interno del parlamento.