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Gestione dei rottami: cartellino rosso all’Italia

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Nuova mancanza per l’Italia: la Commissione europea ha appena richiama formalmente il nostro Paese per la mancata applicazione delle norme europee in materia di rottamazione di veicoli e minaccia multe salate in caso di mancato adeguamento.

"L’Italia ha due mesi per rispondere – spiega il commissario europeo all’Ambiente, Janez Potocnik –  e in caso di mancato adempimento, la Commissione potrebbe decidere di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia europea e chiedere sanzioni finanziarie".

Una direttiva approvata nel 2000 stabilisce le procedure per la raccolta, il trattamento e l’eventuale riciclaggio degli autoveicoli e delle loro parti al termine del loro ciclo di vita. L’Italia non si è mai adeguata pienamente a tali normative, secondo la Commissione europea. Una prima procedura di infrazione al riguardo è stata lanciata dalla Commissione europea negli anni passati e ha portato a una sentenza di condanna per l’Italia da parte della Corte europea di Giustizia nel 2007. Da allora l’Italia ha apportato diverse modifiche alle normative in materia di rottamazione, ma Bruxelles ritiene che "alcune incoerenze rimangono," secondo la nota. La Commissione lamenta in particolare il fatto che la legislazione italiana non preveda un obbligo chiaro per le officine di riciclare la parti dei veicoli sostituite durante eventuali riparazioni.

Per spingere l’Italia ad applicare correttamente la normativa europea, la Commissione aveva inviato una lettera di avviso motivato nel marzo del 2009, aprendo la seconda fase della procedura di infrazione, quella cioè che può portare al suo termine all’imposizione di sanzioni finanziarie per i paesi inadempienti. In virtù del fatto che l’Italia ha apportato modifiche legislative a seguito del richiamo del 2009, seppur non sufficienti, Bruxelles ha deciso di inviare una seconda lettera di avviso motivato invece di passare alla lettera di messa in mora che precede il deferimento alla Corte di Giustizia Ue. Se questo procedimento dovesse sfociare in una nuova condanna della Corte Ue, l’Italia dovrebbe pagare multe salate per ogni giorno di mancato adeguamento alla normativa.