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Finalmente un colpo dal basso contro la criminalita’:cosi’ in Calabria gli imprenditori provano a fare pulizia

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La notizia è passata quasi inosservata, eppure ha un grande valore: la Confindustria della Calabria ha deciso di sospendere 13 imprenditori coinvolti in indagini antimafia e accusati di essere collusi con le cosche della ‘ndrangheta. Come è già avvenuto in Sicilia, per iniziativa di Ivan Lo Bello e di Antonello Montante, qualcosa di concreto si muove grazie alla spinta di Pippo Callipo, commissario della Confindustria Calabria. Callipo non è un eroe né un visionario, è soltanto un bravo imprenditore, titolare di un’azienda che si misura con il mercato e non  ha lasciato il territorio. E’ un esponente di quella piccola fascia di società civile che, senza riempirsi la bocca di belle parole, scende in campo con la sua passione e anche con una certa dose di coraggio. Come tutti gli accusati anche i tredici imprenditori calabresi hanno il diritto alla presunzione di innocenza, ma se l’Italia da tempo ha perso la Calabria, abbandonandola al suo destino, ciò è avvenuto anche per i legami così intrecciati tra l’economia, la politica e la criminalità. Quei legami che condannano il Sud e generano un doppio spreco: di risorse, che vengono sottratte ai circuiti legali, e di uomini che invece devono abbandonare le regioni meridionali oppure restano sul territorio con le mani alzate in segno di resa. Avremmo bisogno di uno, cento, mille Pippo Callipo per bloccare la deriva del Sud: auguriamoci che arrivino, sull’onda di un buon esempio, prima che sia troppo tardi.