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Energia: sabbie e rocce a tutto gas

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di Roberto Carminati

Il potenziale mondiale del gas non convenzionale, quello che si trova nelle sabbie, nelle rocce e sotto i fondali dei bacini idrici «é pari a quello del gas convenzionale, stimato attualmente intorno ai 385 miliardi di metri cubi, tanto che in 130 anni si potrebbe arrivare ad un raddoppio delle riserve complessive della risorsa». E’ quanto affermato da Roberto Vigotti, dell’Agenzia internazionale dell’energia, durante il seminario «Il ruolo del gas non convenzionale: stato dell’arte e prospettive» organizzato a Roma dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. E anche se secondo Vigotti «in Europa questo tipo di gas è di circa sette volte inferiore rispetto a quello disponibile nel nord America, paese leader in questo settore», l’Italia ha già dato il via alle ricerche con studi sulle possibilità di estrazione in corso soprattutto in Toscana, Sicilia e Sardegna: «Se questo gas potesse essere utilizzato in Italia», afferma il responsabile delle relazioni istituzionali di Aeeg Alessio Borriello «potrebbe determinare una diminuzione dei prezzi della risorsa inducendo la revisione dei contratti europei Take or pay, contribuendo così a sganciare il prezzo del metano da quello del petrolio». Secondo l’ ultimo rapporto del World Energy Council solo una piccola parte dei 140 bacini esistenti sono stati indagati (per lo più negli Usa) ma secondo stime la disponibilità di gas non convenzionale potrebbe garantire gli attuali livelli di consumo di gas per tutto il secolo e anche oltre.
USA, UN RISPARMIO NON CONVENZIONALE. «Questo settore», ha inoltre dichiarato il presidente dell’istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia Enzo Boschi, «si sviluppa sulla conoscenza del sottosuolo. Il principale problema è che ci troviamo in zone molto antropizzate». «La mappa geopolitica del gas», ha aggiunto Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile «sembrerebbe fortemente modificata in favore del Nord America e di alcune regioni asiatiche per quanto riguarda lo sfruttamento di questa risorsa». Sul fronte dell’impatto ambientale, secondo Ronchi, le principali preoccupazioni riguardano «il possibile inquinamento delle falde acquifere» e «eventuali fughe di gas durante l’estrazione». A livello europeo le criticità evidenziate da Samuele Furfari, Dg energia della Commissione europea, sono le faglie geologiche e la densità di popolazione. Secondo le previsioni di Furfari inoltre, nel 2030 «solo il 10% del metano in Europa sarà di tipo non convenzionale». I principali tipi di gas non convenzionali sono tre: Tight gas, che si trova nelle sabbie, Shale gas, nelle rocce e Coalbed methane, sotto i fondali dei bacini idrici. Già nel 2009 la produzione Usa di gas non convenzionale aveva superato quella convenzionale così da dimezzare in tre anni i prezzi interni del metano, arrivato al di sotto di 10 centesimi di euro al metro cubo.