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Emissioni, il taglio comincia in casa

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I grandi del mondo possono fare molto. Ma per ridurre le emissioni di Co2 e consegnare alle nuove generazioni un pianeta a prova di effetto serra anche le scelte del cittadino qualunque contano eccome. Per di piu’ il risultato potrebbe essere qui e ora. Senza dover aspettare il 2050. L’Italia produce in un anno 567 miliardi di tonnellate di Co2. Se tutti noi ci comportassimo in modo responsabile, sarebbe realistico scendere immediatamente a 450, fissa un obiettivo Duccio Bianchi, responsabile scientifico di Legambiente. In media ogni europeo ha sulla coscienza 8.000 chili l’anno di Co2 nell’atmosfera. Gran parte di questi sono imputabili al sistema produttivo. Se si considera solo la vita quotidiana del singolo, i chili di Co2 prodotti ogni anno scendono a quota 4.000. Bene, con un comportamento responsabile ognuno di noi potrebbe limitarsi senza troppa fatica a 3.000 o anche a 2.000 chili, assicura Bianchi.

Peggio solo gli americani
Una frenata nella produzione di Co2 da parte degli italiani (e degli europei in genere) sarebbe tanto piu’ raccomandabile se si pensa al confronto con le emissioni procapite in altre parti del mondo. Un africano o un indiano producono un decimo della Co2 di un italiano. Un cinese si ferma alla meta’ di un europeo (nel 1990 si parlava addirittura di un quarto). Certo, per non sentirci gli inquinatori del pianeta basta pensare agli americani: ciascun cittadino Usa produce in media il doppio della nostra Co2.

Risparmio energetico
Chi volesse farsi carico del problema effetto serra deve prima di tutto consumare meno energia. Un chilovattora prodotto in Italia comporta l’emissione di mezzo chilo di Co2. Questo perche’ l’80% della nostra energia deriva da petrolio e metano e non dall’idroelettrico o da fonti rinnovabili, spiega Gianni Silvestrini, responsabile scientifico del Kyoto club. Ecco qualche esempio di comportamento virtuoso. Avviare la lavatrice solo a pieno carico comporta un risparmio annuo di 45 chili di Co2. Abbassare la temperatura di casa da 21 a 20 gradi garantisce un risparmio di 470 chili di Co2 in un anno. Spegnere sempre il tasto di stand by della tv vale 80 chili di Co2 in un anno. E poi ci sono le lampadine. Sostituirne una da 100 watt a incandescenza con una a basso consumo consente di mandare nell’atmosfera 35 chili in meno di Co2 in un anno.

Riciclare, riciclare, riciclare
Il secondo comandamento dell’ecocittadino e’ riciclare a piu’ non posso. A partire dalle lattine: buttarne una alla settimana nel posto giusto consente di evitare l’emissione di 17 chili di Co2 in dodici mesi. Ci vuole meno energia per produrre alluminio da una vecchia lattina che per ottenerlo dalla bauxite, spiega Andrea Poggio, vicedirettore Legambiente che ha collaborato al sito www.stopthefever.org in cui si consente a ciascuno di misurare caso per caso quanta Co2 si potrebbe risparmiare con comportamenti responsabili. Altri esempi: chi si impegna a utilizzare anche il retro dei fogli di carta per i propri appunti risparmia 13,13 chili di Co2 l’anno; riciclare un giornale e un paio di scatolette di carta al giorno comporta un risparmio di 71 chili di Co2 l’anno; infilare nella campana del vetro tre bottiglie alla settimana vuol dire 11 chili di Co2 in meno in un anno. Fondamentale il capitolo mobilita’. In Svizzera 85 mila persone usano il car sharing. Se gli italiani avessero la stessa capacita’ di mettersi d’accordo per fare ogni giorno lo stesso tragitto, in giro avremmo 660 mila auto in meno, esemplifica Silvestrini del Kyoto Club. E non usare l’auto aiuta eccome. Andare in bici o a piedi vuol dire risparmiare 7,02 chili di Co2 l’anno per chilometro. Vien da se’ che e’ virtuoso anche l’uso del trasporto pubblico.

Comprare bene
Il cittadino che ha dichiarato guerra all’effetto serra e’ anche un consumatore responsabile. Tra le dieci auto piu’ vendute ci sono veicoli da 100 grammi di Co2 per Km come da 150 g/Km. Dal concessionario bisogna tenere conto anche di questo parametro, consiglia Duccio Bianchi di Legambiente. Stesso discorso quando si parla dei televisori: un Lcd 40 pollici a parita’ di performance puo’ consumare anche cinque volte meno a seconda della marca. Un computer portatile consuma meno della meta’ di uno da scrivania. Per non parlare dei frigoriferi. Nel 2000 solo il 3% di quelli venduti erano classe A (consumi energetici ridotti al minimo). L’anno scorso abbiamo superato quota 80%. E cosi’ possiamo fare a meno di una media centrale elettrica da 600 megawatt, racconta Silvestrini del Kyoto club. Se gli italiani tenessero piu’ conto dei consumi energetici anche quando si tratta di comprare o ristrutturare casa l’atmosfera non potrebbe che trarne benefici. Secondo Claudio De Albertis, presidente dei costruttori di Assimpredil Ance di Milano, costruire un edificio di classe A costa 170 euro in piu’ al metro quadrato rispetto a una classe C. Ma poi i risparmi sono assicurati: Fino al 50 per cento di consumi energetici in meno.