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Ecco come un giovane puo’ sfondare in Silicon Valley

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di Emil Abirascid 
 

  Se un manager o un imprenditore è refrattario all’utilizzo di questi strumenti, mai troverà i talenti che gli servono” , afferma Vittorio. A questo proposito l’esempio di quello che ormai è definito come reverse mentor aiuta a chiarire meglio. Il reverse mentor è il giovane che conosce bene la tecnologia e che fa appunto da mentore a qualcuno che è meno giovane di lui per aiutarlo a comprendere al meglio le potenzialità degli strumenti tecnologici, i figli sono spesso il reverse mentor principale per molti, rappresentano l’esponente più immediatamente raggiungibile di quella che Seth Godin definisce come la " Facebook tribe"

Certo le tecnologie e gli strumenti vanno usati in modo efficace: “Significativa è la filosofia di Marc Benioff, Ceo di Salesforce, che con il prodotto Chatter ha applicato all’ambiente di business i concetti fondanti che hanno determinato il successo di Facebook il quale non può essere impiegato efficacemente all’interno di un’azienda perché si rischierebbe di avere più informazioni sulla vita di una lontana cugina che magari è pure un poco deficiente, piuttosto che sulle attività e i risultati dei venditori”.

Vittorio già nel 1999 creò sul suo sito personale una specie di piccolo Facebook ante-litteram per rimanere sempre in contatto con gli amici e i parenti che aveva lasciato in Italia e oggi il manager cura anche un seguitissimo blog sulla focaccia genovese. “Naturalmente c’è anche un lato meno piacevole di questo mondo e della crescente necessità che le aziende hanno di trovare e assumere i talenti: se qualcosa non va ti licenziano in pochissimo tempo, possono essere spietati. Servono quindi talento, passione, motivazione, avere il sogno, energia e capacità, sapere ‘get the shit done’ come si dice qui, fare le cose, ottenere risultati, e poi serve saper gestire i colloqui di assunzioneche spesso sono brutali, utile è leggere documenti come The guerrilla guide to inteviewing product manager (raggiungibile a questo link, ndr) ”.

Altro problema per chi viene dell’estero è quello dei visti, non è facile trovare il giusto visto adatto alle proprie esigenze e aspirazioni professionali. “Un buon modo”, dice Vittorio:  “è essere assunti da una multinazionale che ha sede anche in Europa e dopo circa un anno ottenere un visto per lavorare in Usa. Ma va detto che tutto deve essere orientato a ciò che si sta cercando, anche la permanenza qui può avere durata variabile, personalmente credo che se dopo tre anni non si è deciso di tornare in Italia è assai probabile che non si torni più perché a quel punto la tua vita professionale e non solo (Vittorio ha due figli di 11 e 7 anni, ndr) è tutta qui e tornare significherebbe ripartire da capo”.