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Due sedi della Ue sono troppe in tempi di crisi

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O Bruxelles o Strasburgo. Tanti i costi e troppi anche gli sprechi. Per questo, nell’ottica di un notevole risparmio di risorse a favore della collettività, il Parlamento Europeo continua sulla strada del no alla doppia sede.

In tempi di crisi e continui tagli, una doppia sede diventa, infatti, un vero e proprio lusso inaccettabile. Soprattutto se arriva ad avere un costo mensile di 200 milioni di euro. Questa la cifra che l’Unione Europea spende, infatti, per la “transumanza” che, ogni mese, per quattro giorni, porta gli eurodeputati e tutto l’apparato amministrativo a lavorare nella sede di Strasburgo per le sessioni plenarie. Un costo, di fatto, inutile ma che deriva da uno storico accordo stipulato tra Parigi e Berlino, entrambe favorevoli ad avere una sede dell’assemblea in una città posta sul confine tra i due Paesi.

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E sono proprio i francesi che non vogliono mollare la contesa sulla doppia sede. Anche il presidente Hollande sembra sia poco propenso a mollare. In questo caso, evidentemente, austerità e rigore non parlano francese.

L’interesse nazionale, ancora una volta, prevale, quindi, su quello europeo a discapito del contenimento della spesa pubblica a tutto vantaggio dei cittadini e non solo. La doppia sede, infatti, ha un costo abbastanza elevato anche in termini ambientali come ha sostenuto Roberta Angelilli, vicepresidente dell’assemblea (pdl), evidenziando che “tutti gli spostamenti causerebbero emissioni pari a 19mila tonnellate di CO2 l’anno”.

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E mentre, proprio in questi giorni, a Strasburgo, si terrà un seminario durante il quale verranno esaminati i problemi legali relativi al taglio di una delle due sedi parlamentari, l’unica certezza è che non sarà facile vincere la resistenza dei francesi. Oltretutto vi sono già progetti che prevedono di creare proprio a Strasburgo la prima università transeuropea, salvaguardando almeno parzialmente gli interessi della città francese.