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Dopo cinquant’anni anni ancora si sprecano soldi in Belice

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Sono passati 43 anni e otto mesi dal terremoto del gennaio 1968 che distrusse la valle del Belice. E non c’è stato anno che un fiume di denaro, spesso buttato al vento, sia partito da Roma verso i piccoli comuni siciliani che da tempo dovrebbero avere riparato i danni e terminato la ricostruzione. Così è accaduto in Friuli, così fra mille sprechi è accaduto perfino in Irpinia. In Belice no.

E nonostante polemiche e inchieste anche recenti (2009) sull’utilizzo dei fondi della ricostruzione a beneficio di privati che si costruivano ville al mare o sull’abbattimento di palazzi antichi e mai lesionati per costruirne moderni (lo ha denunciato il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi), i finanziamenti continuano a correre. Lo rivela un documento inviato alle Camere dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli.

Nell’ultimo biennio sono stati spesi altri 103 milioni di euro per la ricostruzione del Belice, che si aggiungono ai circa 9 miliardi di euro (più di 100 attualizzati a valore 2011) già spesi negli anni passati. Con i nuovi fondi si è finanziata la costruzione della nuova Usl, del mercato coperto e di un centro socio culturale (opere che poco c’entrano con i danni di 43 anni fa) a Gibellina, oltre alla ristrutturazione del convento dei capuccini di Sambuca e dell’ex collegio dei padri gesuiti a Salemi (dove è stato fatto il nuovo Museo della mafia pensato da Oliviero Toscani).

Proprio nel comune guidato da Vittorio Sgarbi, nonostante le sue stesse critiche, sono arrivati circa 9 milioni di euro fra il 2008 e il 2010. Circa 4,5 milioni nel 2008, altri 2,1 milioni nel 2009 e 2 milioni circa nel 2010. Il comune che ha ricevuto più nuovi fondi per il terremoto è stato però quello di Partanna: quasi 16 milioni di euro nel triennio