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Deputati e baby-pensionati gli onorevoli pagati due volte

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Doveva essere un elenco in via di esaurimento, la lista si e’ invece allungata. E contiene, oggi, i nomi di 14 parlamentari nazionali pagati due volte: allo stipendio di deputato o senatore che si aggira sui 10 mila euro, infatti, sommano la “pensione” maturata dopo aver militato all’Ars: dai tre agli 8 mila euro al mese. Nel novero dei “fortunati” ci sono esponenti politici di rilievo: un ex ministro (Calogero Mannino), due ex presidenti della Regione come Salvatore Cuffaro e Angelo Capodicasa, un ex presidente dell’Ars quale Nicola Cristaldi, l’attuale portavoce di Italia dei Valori Leoluca Orlando (sindaco di Palermo per dieci anni) e nove ex assessori regionali: Vladimiro Crisafulli, Giuseppe Firrarello, Salvatore Fleres, Fabio Granata, Ugo Grimaldi, Dore Misuraca, Alessandro Pagano, Raffaele Stancanelli e Sebastiano Burgaretta Aparo. Fuori dall’elenco dei 14, continua a usufruire del “vitalizio” dell’Ars anche chi non siede nel parlamento nazionale, ma ha incarichi istituzionali: l’assessore regionale Nino Strano e il presidente della Provincia di Messina Nino Ricevuto.

Palazzo dei Normanni, insomma, non smette di essere munifico anche quando i propri rappresentanti vanno a sedersi su scranni piu’ prestigiosi. E premia un fronte bipartisan composto da parlamentari che hanno cominciato la loro esperienza all’Ars prima della riforma previdenziale datata 2000 e continuano ad usufruire del vecchio sistema, per il quale si puo’ ricevere l’assegno vitalizio anche a 50 anni, avendo tre legislature alle spalle. La soglia sale a 55 anni per i parlamentari regionali con due legislature e a 60 per chi ha all’attivo una sola legislatura.

E fra i beneficiari della pensione dell’Ars, cumulato con lo stipendio di deputato, non mancano i cinquantenni come Granata e Pagano, esponenti del Pdl. La lista si e’ gonfiata dopo il 2008, anno della interruzione anticipata della legislatura targata Cuffaro: sette i “reduci” di quella stagione travagliata che, sbarcati a Roma, hanno ottenuto la doppia indennita’. Uno di loro, Raffaele Stancanelli, sulla carta puo’ godere addirittura di tre voci di retribuzione: il vitalizio dell’Ars, lo stipendio di senatore e pure quello di sindaco di Catania, al quale l’ex esponente di An ha comunque detto di aver rinunciato.

Un fenomeno che ha allarmato la stessa amministrazione di Palazzo dei Normanni: e proprio ieri il presidente dell’Ars Francesco Cascio – che gia’ un anno fa aveva annunciato l’abolizione di questo privilegio – ha inserito all’ordine del giorno del prossimo consiglio di presidenza (fissato per il 9 giugno) la sospensione del vitalizio regionale per chi e’ stato eletto in una delle due Camere.

Il “cumulo”, d’altronde, e’ un beneficio tutto siciliano. Solo il regolamento dell’Ars prevede che, raggiunti i requisiti, gli ex consiglieri regionali possano chiedere il vitalizio e mantenerlo anche se nel frattempo hanno assunto il titolo di parlamentare nazionale. Le regole di Camera e Senato non permettono invece il caso contrario, cioe’ il cumulo dell’assegno vitalizio nazionale con lo stipendio da consigliere regionale. Contraddizione che di fatto determina un trattamento di maggior favore per i quattordici politici provenienti dall’Ars.