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Crescere nell’agriasilo

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Una vecchia stalla trasformata in asilo, dove i bimbi crescono a contatto con la natura e gli animali. A Rivarolo, in frazione Argentera, ha aperto l’agriasilo nido «Cascina Torrione». Il primo in Canavese, il quinto in provincia di Torino. L’idea è nata sulle orme dei progetti realizzati, dal 2004 a oggi, in altre aziende agricole di Poirino (agriasilo «Il trenino»), Chivasso («La Piemontesina» in frazione Mandria), Leinì e Settimo, dove gli agriasili hanno dovuto far fronte ad un vero e proprio boom di iscrizioni. Una realtà nata negli ultimi anni, che si basa su un’idea semplice: far crescere i bambini in un ambiente ricco di stimoli e a contatto con la natura. Dove giocare all’aria aperta è parte integrante del programma didattico, con piante e animali da scoprire e conoscere.

«Incontriamo sempre più spesso bambini che faticano a sedersi a terra perché hanno paura dell’erba – dice Paolo Odetti, vicepresidente provinciale della Coldiretti – gli agriasili aiutano a superare problemi che sono figli della modernità e che, fino a qualche anno fa, non erano nemmeno ipotizzabili». È stata proprio la Coldiretti a sostenere la legge che ha permesso alle aziende agricole, come la Cascina Torrione di Rivarolo, la diversificazione delle proprie attività. Promuovendo, in tutta la provincia, anche la nascita degli agriasili.

«La diversificazione del mondo agricolo ne garantisce la sopravvivenza – aggiunge Odetti – per questo la Coldiretti ha appoggiato i progetti educativi promossi dalle aziende, come gli asili o le fattorie didattiche». All’Argentera, ad esempio, dove le strutture interne sono state ricavate in una vecchia stalla, i bimbi potranno improvvisarsi piccoli contadini. «All’interno dell’azienda agricola di famiglia abbiamo pensato a uno spazio dedicato ai bimbi dai 6 mesi ai tre anni – spiega la responsabile Maria Signoroni, laureata in Scienze dell’educazione -, un nido dove i pargoli possono crescere in un ambiente rurale, a stretto contatto con la natura». I bambini potranno osservare il lavoro dei «grandi» e tra un gioco e l’altro, cimentarsi in attività di semina, travasi e raccolta. Vere e proprie sperimentazioni sul campo, per rendere effettivo il legame con la natura.

Ferree le regole da rispettare per ottenere tutte le autorizzazioni, perché l’agriasilo deve rispettare alla lettera le norme di sicurezza. Negli spazi interni, che ricordano quelli di un asilo «canonico» (non fosse che sui muri, al posto di Winnie the Pooh, sono disegnati peperoni e carote che sorridono), e in quelli esterni, dove i bimbi prendono contatto con le piante e gli animali della fattoria. «Sono cresciuta in questo ambiente – aggiunge Maria Signoroni – dove ho apprezzato le mille occasioni di creare nuovi giochi nell’aia. Mi piace offrire ad altri bimbi questa opportunità». Unico problema, sempre ammesso che lo sia davvero, la limitata disponibilità di posti. Ogni agriasilo, infatti, può ospitare una quindicina di bimbi.