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Costi della politica, i tagli di Tremonti

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«Un conto è fare un articolo, un altro conto è fare un articolato», aveva detto Giulio Tremonti alla festa della Cisl di Levico Terme, un paio di settimane fa. Aggiungendo però che la battaglia sugli scandalosi costi della politica andava comunque combattuta: non soltanto per i soldi che si sarebbero potuti recuperare, quanto per rendere credibile l’azione di governo sul piano del risanamento finanziario. Ed eccolo, qui di seguito, l’articolato al quale il ministro dell’Economia alludeva e al quale evidentemente si stava lavorando. Un disegno di legge che potrebbe ora incidere pesantemente sui privilegi di quei «padreterni» che «spadroneggiano a Roma», secondo la colorita definizione che dava della nostra classe politica, non un «qualunquista» alla Guglielmo Giannini, bensì un signore che rispondeva al nome di Luigi Einaudi.

SETTE ARTICOLI – Sette articoli al fulmicotone, nel tentativo di riportare la politica a quella dimensione di sobrietà ( e credibilità) alla quale non si stanca di appellarsi il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Per prima cosa, dalle prossime elezioni o dalle prossime nomine, tutti i compensi pubblici (compresi quindi quelli dei deputati e delle cariche elettive locali, regionali, provinciali e comunali), non potranno superare quelli medi europei. Poi le auto blu: non oltre 1.600 di cilindrata. Quindi gli aerei blu: saranno riservati al presidente della Repubblica, al premier e ai presidenti delle Camere. E poi i tagli alle dotazioni di Camera, Senato, presidenza del Consiglio, oltre che ai partiti politici. Unica incertezza: ancora non è stata fissata una percentuale di questa riduzione. In memoria forse di quello che accadde lo scorso anno, quando la proposta di sforbiciare del 50% i rimborsi elettorali fu ridimensionata al 10%. Ciliegina sulla torta, l’election day obbligatorio quando le consultazioni elettorali e referendarie si dovessero in futuro incrociare ancora. L’iniziativa è coraggiosa. Non resta che fargli i nostri migliori auguri.