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Cosi’ sprechiamo i fondi europei

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Come ogni anno la Corte dei conti europea, con sede in Lussemburgo, ha pubblicato il suo rapporto su come vengono spesi i soldi a Bruxelles. «Con gravi errori e molti sprechi» è stato il verdetto dei giudici amministrativi. Eppure parliamo della seconda voce del bilancio dell’Unione europea, quella dei fondi strutturali, che nel periodo 2007-2013 ha assorbito 347 miliardi di euro, 50 in meno rispetto agli stanziamenti per le politiche agricole. Soltanto nel 2009 i finanziamenti sospetti valgono qualcosa come 120 milioni di euro del bilancio di Bruxelles. Il buco nero di un rubinetto che pure ha la sua importanza vitale per alcune regioni, innanzitutto quelle meridionali, è  nei meccanismi di spesa e nei soggetti coinvolti: parliamo di due milioni di progetti in 27 paesi. Nelle pieghe di questo fiume di denaro molte regioni ne approfittano, truccando la loro contabilità, per finanziare con fondi europee spese di ordinaria amministrazione. Grandi gruppi industriali, invece, incassano i soldi per delocalizzare gli impianti o per fare investimenti all’estero. E’ il caso, per esempio degli inglesi della Twinings, azienda produttrice di tè: con i soldi del Fondo europeo di sviluppo regionale in Polonia (13 milioni di euro) ha licenziato 400 dipendenti in Inghilterra e ha trasferito una parte consistente della sua produzione nei paesi dell’est.  Così la francese Valeo, che produce autoricambi, ha mandato a casa 300 lavoratori della fabbrica di Neuses, in Germania, e ha aperto un impianto a Chrzanòw, in Polonia.  Ancora più gravi i casi di finanziamenti ad aziende fantasma: in Calabria, la società Digitaleco ha incassato tre milioni di euro per realizzare dvd nel Sud Italia, ma la produzione non è mai partita e intanto i soldi si sono volatilizzati.

Il secondo buco nero del meccanismo dei fondi strutturali riguarda i controlli e gli accertamenti dei casi di irregolarità o, peggio, di autentiche truffe. Anche in questo caso dilagano sprechi e burocrazia inefficace. L’ufficio europeo per la lotte antifrode (Olaf), creato dopo una serie di casi di corruzione che portarono alle di dimissioni in blocco dei componenti della commissione di Bruxelles, è un piccolo pachiderma, che lavora poco e male. Ma innanzitutto senza risultati. Nonostante un budget di spesa di 60 milioni di euro e 20 ispettori, l’Olaf è continuamente in affanno con le sue indagini che si concludono sempre quando ormai è troppo tardi per sventare la truffa ed evitare lo spreco di risorse. Il 40 per cento dei procedimenti aperti dagli ispettori dell’ufficio antifrode ha una durata superiore ai due anni: nel frattempo i buoi sono già scappati dalle stalle, e il danno per le casse dell’Unione è definitivamente consumato. Con questi precedenti alle spalle, la Commissione nel 2011 dovrà rimodulare il piano di spesa dei fondi strutturali per un prossimo quinquennio: c’è da sperare che qualcuno a Bruxelles si decida a interrompere la grande truffa dei fondi europei.