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Cosi’ il fisco ci tartassa: tre scadenze al giorno

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Sessanta scadenze al mese, quasi tre per ogni  giorno lavorativo, per un totale di 694 appuntamenti con il fisco nel 2011. Un tunnel di carte, firme e spedizioni. I mesi estivi, da maggio ad agosto, sono i più neri per i tartassati contribuenti italiani: in un solo giorno, il 16 luglio, devono evadere puntualmente 45 adempimenti. E se le scadenze non vengono rispettate scattano multe, oneri aggiuntivi e cartelle esattoriali.

La giungla nella quale sono costretti ad infilarsi i singoli contribuenti, piccole aziende, artigiani e commercianti è uno spreco enorme per ciascuna categoria e per il sistema Paese nel suo complesso. Innanzitutto il tempo che occorre per completare ciascuna pratica, verificare che tutti i numeri siano in ordine e poi istruirla presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. In secondo luogo ci sono i costi, compresi i consulenti fiscali, gli unici capaci di dipanare i fili della selva oscura del fisco italiano. E’ stato calcolato, per esempio, che la burocrazia fiscale pesa sulle spalle delle piccole e medie imprese per una cifra complessiva pari a 2,7 miliardi di euro. Infine, una vessazione dal punto di vista dei documenti, delle pratiche, delle scadenze, è un ottimo incentivo all’evasione o all’elusione. Laddove le scadenze si moltiplicano e le maglie della rete fiscale si addensano, è più facile individuare i canali attraverso i quali sottrarsi ai doveri del buon contribuente. La statistica lo dice chiaramente: più adempimenti si traducono in una maggiore evasione.

Eppure basterebbe molto poco per dipanare la giungla e ridurre il carico delle scadenze. Sarebbe una mini-riforma a costo zero, in attesa della tanto promessa e sbandierata modifica della pressione fiscale e delle relative aliquote. E sarebbe una mini-riforma di grande impatto e beneficio per i cittadini e per l’universo delle piccole imprese.  Alcuni adempimenti, per esempio, si potrebbero accorpare, evitando inutili e costosi doppioni. In altri casi, si potrebbero scaglionare le scadenze, allungandole nel tempo. Che senso ha costringere i contribuenti a continui adempimenti legati alle complesse schede dei carburanti con le indicazioni sui consumi a chilometro? E serve a qualcosa l’obbligo, reiterato nel corso dell’anno, di comunicare i dati degli operatori di paesi finiti nella lista nera fiscale? Con poche misure, che non avrebbero neanche bisogno di tortuosi passaggi parlamentari, la valanga fiscale che avvelena giorni e notti degli italiani alle prese con i pagamenti di imposte, si potrebbe sgonfiare riducendo le scadenze a quelle essenziali e non alterando così il gettito tributario. Insomma: per non sprecare tempo e soldi dei contribuenti basterebbe poco e sarebbe un vantaggio per tutti.