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Cosa chiedo di Verde a Obama

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Mangia solo cio’ che coltiva, la sua auto “va” a olio vegetale, sostiene i film impegnati alla Al Gore. Daryl Hannah, bionda star hollywoodiana, da Blade Runner a Kill Bill, e’ diventata l’icona dell’eco-militanza. Ha fiducia nel nuovo presidente e vuole aiutarlo nella sua politica ambientalista. Convincendo l’industria che difendere il pianeta puo’ anche rendere soldi

Daryl Hannah, la bionda diva di Hollywood anni 80 che sedusse John Kennedy Jr. e recito’ in Blade Runner, Wall Street e Una sirena a Manhattan, e’ diventata la Dea Verde delle Montagne Rocciose. Nonostante sia vicina ai 50, pare ancora una teenager freakettona. “Mi sento come una bambina di 7 anni, ma se mi guardo allo specchio vedo una donna adulta. E mi vien quasi da chiedere: e tu chi sei?”, dice ridendo. Vive fra la California, quando lavora, e una fattoria nelle Rocky Mountains, un’oasi ambientalista concepita all’insegna del riciclaggio, dell’energia bio-dinamica pulita, del mantenimento dell’ecosistema. Vegetariana fin da bambina, per sua scelta, Daryl e’ da tanti anni impegnata nella lotta per la difesa del nostro pianeta e per lo sviluppo di fonti energetiche alternative, non inquinanti. Iniziata assai prima che diventasse di moda a Hollywood, la sua militanza ha ormai preso il sopravvento sulla carriera d’attrice, iniziata nel ’78 con Fury di De Palma e riaccesasi nel 2004 con il ruolo della killer Elle Driver in Kill Bill 2 di Quentin Tarantino. Tre anni fa e’ stata protagonista di un clamoroso sit-in sui rami di un grande noce, in una piazza di Los Angeles: l’albero doveva essere abbattuto per far posto a una costruzione industriale e lei venne arrestata per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Le sue 4 notti in carcere l’hanno molto inorgoglita, come il fatto di essere stata definita dalle autorita’ locali un’eco-terrorista. “Un arresto cosi’ val bene un Oscar”, aveva ironizzato la temeraria Hannah, uscendo dalla questura. Cosi’ oggi, a Hollywood, e’ considerata una sorta di guru.

D.: Daryl, e’ vero che lei si nutre esclusivamente di cio’ che coltiva?
R.: Si’. Ho tutto cio’ di cui ho bisogno nella mia piccola fattoria in montagna, un’antica stazione per diligenze ricostruita con materiale riciclabile e pannelli solari. Ho alberi di frutta di ogni tipo, dal limone al caco, dall’avocado al pompelmo, e nell’orto coltivo vegetali irrigandoli con un’acqua di fonte. Non vado quasi mai al supermercato. Mungo il latte dalle mucche e mangio le uova, fresche, delle mie galline.

D.: Vegetariana, ambientalista e fedele ai prodotti “bio”. Non e’ vero?
R.: Ovvio. Per la pulizia della casa (detergenti, shampoo, saponi) uso solo prodotti biodegradabili. Perche’ dovrei mangiare il cibo da un piatto lavato con materiali chimici? Se compri e utilizzi prodotti organici per lavare le stoviglie e il tuo corpo, passerai meno tempo dal dottore. Mi sembra scontato.

D.: Lei e’ anche convinta sostenitrice del carburante bio-diesel per le auto.

R.: Possiedo e guido una Chevrolet El Camino del 1983, il cui motore “beve” olio vegetale, quello con cui i fast-food friggono le patatine. Ne gettano via milioni di litri all’anno, e’ li’ che mi rifornisco.
Il motore diesel era stato concepito per una combustione a olio vegetale non inquinante. ancora possibile farlo, come io cerco di dimostrare. Il bio-diesel, il biocarburante in generale, e’ una soluzione se il procedimento e’ fatto in modo sostenibile, altrimenti diventa come il petrolio. Per questo ho fondato un’organizzazione chiamata Sustainable Biodiesel che aiuta a spiegare alla gente di cosa si tratta. Per esempio il riutilizzo dei grassi e’ una risorsa sostenibile per il biocarburante, perche’ andrebbe buttato via comunque. Invece bruciare le foreste non lo e’.

D: E delle auto elettriche cosa pensa?
R: Sarebbero la soluzione piu’ efficiente, soprattutto se si potessero caricare con energia solare o eolica: non si capisce perche’ la Toyota non trasformi in elettriche le sue auto ibride.

D.: E per non sprecare l’energia elettrica, cosa dovremmo fare?
R.: Abitare in case piu’ piccole, coi pan- nelli solari. I divi di Hollywood che predicano la difesa dell’ambiente e stanno in ville enormi, viaggiando su jet privati, mi danno sui nervi. Sul mio website www.hdlovelife.com spiego come vivere in modo sano, per noi e il pianeta.

D.: Lei attacca anche la manipolazione genetica dei prodotti agricoli.

R.: In agricoltura dovremmo rinunciare alle grandi serre industriali per adottare strutture piccole. Il cibo deve venire dalla propria regione, dalla comunita’. Come l’energia dovrebbe essere generata “in loco”. Dobbiamo allontanarci dai sistemi di energia centralizzati.

D.: Che misure legislative sull’ambiente dovrebbe applicare subito Obama?

R.: Deve far capire agli imprenditori, e al mercato in genere, che con l’energia verde c’e’ tanto da investire, guadagnare. Convincere l’industria che i mulini per l’energia eolica, i pannelli solari, il carburante bio-diesel possono generare profitti, far circolare i capitali, creare posti di lavoro. Obama e’ un politico intelligente, progressista, confido che sappia spiegare al mondo che il verde puo’ far bene a tutti. Sono ansiosa per il sostegno della nuova amministrazione agli impianti nucleari: invece di investire 50 miliardi di $ nel nucleare, mettiamoli in energie rinnovabili, prive di scorie radioattive.

D.: Chi considera suoi alleati nella lotta per l’ambiente?
R.: Soprattutto gli scienziati, perche’ sanno vedere quel che accade e inviare segnali d’allarme. Sylvia Earle e’ la piu’ famosa oceanografa del mondo. Con lei ho appena fatto un viaggio: e’ spaventoso quel che sta succedendo negli oceani. Abbiamo perso il 90% dei grossi pesci, le barriere coralline sbiancano e la gente non se ne rende conto.

D.: Lei pensa che il cinema possa contribuire alla causa ambientale?
R.: Puo’ accrescere la consapevolezza della gente, ma non credo possa far cambiare opinione a nessuno.
Il messaggio non e’ il forte del cinema. Credo nella forza di documentari come Una verita’ scomoda di Al Gore: sono fatti per sputtanare i bugiardi, svelare verita’ e sollevare polemiche. Alcuni, come il produttore Jeff Skoll della Participant Production, producono film per sensibilizzare il pubblico: ma sono pochi.

D.: Pensa al “messaggio” quando sceglie un film, come attrice?
R.: Non ho gran potere di scelta, e’ gia’ un miracolo riuscire a fare un film con gente che ha le tue idee. Ho lavorato di recente a The Closed Book (regia di Raoul Ruiz, con Tom Conti, ndr), sara’ molto bello ma non parla d’ambiente. Forse sviluppero’ io stessa dei progetti, per informare la gente. Dobbiamo metterci subito al posto guida: cambiare il mondo dipende solo da noi!