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Corrente sostenibile

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da Berlino
Pierluigi Mennitti

L’Islanda punta sull’esportazione di energia pulita per risalire la china dopo la crisi finanziaria che l’ha portata due anni fa sulla soglia della bancarotta. Il Financial Times Deutschland ha raccontato il progetto cui stanno lavorando agenzie e aziende statali del settore, per consentire il trasporto dall’isola alla terraferma dell’energia prodotta dal mare e dal fuoco. E, come in tutti questi casi, il problema è nella rete.
ELETTRICITÀ ECONOMICA. «L’Islanda soddisfa il proprio fabbisogno energetico attraverso la produzione delle centrali idroelettriche per il 73% e dall’energia geotermica per il 23%», ha riportato il quotidiano finanziario, «impianti per i quali non è necessario alcun combustibile. Di conseguenza, l’elettricità prodotta sull’isola è più economica e la sua disponibilità è talmente ampia che a Reykjavik, d’inverno, anche le strade vengono riscaldate». Negli anni passati, il governo ha utilizzato questo tesoro per attirare sull’isola fabbriche a produzione intensiva, come le fonderie, ma oggi le nuove condizioni del mercato suggeriscono di puntare sull’esportazione.
L’OSTACOLO INFRASTRUTTURALE. «In realtà gli studi di fattibilità sono stati avviati da diversi anni», ha aggiunto il Ftd, «ma è proprio l’aumento dei costi generali dell’energia che oggi rende il progetto economicamente conveniente». L’ostacolo decisivo è, come detto, quello infrastrutturale: realizzare un lungo cavo di trasmissione che consenta di portare l’energia verde dall’isola alla terraferma.
Le ipotesi allo studio sono essenzialmente due: un cavo di 1170 chilometri dall’Islanda alla Scozia, il punto geograficamente più vicino, o uno di 1900 chilometri fino elle coste della Germania. Su queste due opzioni si sta confrontando da un anno l’azienda energetica statale Landsvirkjun, che sta svolgendo tutte le indagini economiche e logistiche per offrire ai politici la soluzione migliore.

Un sistema di trasmissione a corrente continua

«Dal punto di vista tecnico non ci sono grandi ostacoli, anche se il progetto islandese prevede un cavo di lunghezza doppia rispetto a quello più lungo oggi esistente fra Norvegia e Olanda», ha detto al Ftd Wilfried Breuer, direttore del dipartimento della Siemens che si occupa dello sviluppo di sistemi di trasmissione di energia elettrica a corrente continua, un sistema che, a differenza di quello a corrente alternata, permette una maggiore efficienza in caso di lunghe distanze. E il capo della Landsvirkjun, Hordur Arnason, ha confermato: «Un prolungamento del cavo di trasmissione conviene sempre di più, dal momento che aumenta costantemente la forbice del prezzo fra l’energia prodotta in Islanda e quella acquistata sul Continente».
IL POSSIBILE AMPLIAMENTO. Tanto più che il potenziale produttivo non è ancora sfruttato a pieno. L’agenzia nazionale per l’energia di Reykjavik stima che la generazione di corrente dagli impianti idroelettrici possa essere ampliata di 18 volte rispetto a quella attuale, raggiungendo i 220 terawattora all’anno, una quantità che corrisponde all’intera produzione di energia proveniente dalle centrali nucleari e a carbone della Germania.
«Se l’energia islandese è molto economica, non altrettanto lo sono i costi per le infrastrutture», ha aggiunto il Financial Times Deutschland, «e una stima approssimativa valuta il costo per la realizzazione dell’intero progetto intorno al milione e mezzo di euro, così ripartiti: 250 milioni per ogni stazione di conversione e 1 milione di euro per ogni chilometro di cavo sottomarino».
LA MISURAZIONE DEI COSTI. I costi possono essere misurati solo in maniera approssimativa perché legati al prezzo del rame, materiale necessario per la costruzione del cavo, che negli ultimi anni ha conosciuto una progressiva impennata. Nel giro di un anno, un raddoppio del prezzo del rame potrebbe ripercuotersi negativamente sull’impegno economico complessivo.
Ma gli esperti non temono per i finanziamenti all’impresa. «Gli investitori dispongono al momento di sufficiente liquidità», ha detto al quotidiano ancora Wilfried Breuer, «e sono alla ricerca di impegnare il proprio denaro in progetti a lunga scadenza e ad alta sicurezza».
«Se acqua e fuoco riusciranno a trascinare l’economia islandese definitivamente fuori dalla crisi economica si vedrà alla fine di quest’anno», ha concluso con dubbio sens of humor il Fdt, «quando i tecnici della Landsvirkjun renderanno pubblici i risultati delle proprie indagini. Se il progetto invece fallirà, sarà necessario affidarsi a un unica, altra risorsa naturale: il pesce».