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Consumi fermi, Confcommercio: “Per ogni italiano 570 euro in meno”

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I consumi sono al palo. Ogni italiano a causa della crisi ha 570 euro in meno da spendere l’anno e per arrivare ai livelli pre-crisi, del 2007, probabilmente non basterà aspettare neppure fino al 2014. Praticamente i consumi sono fermi dal 2000. Questo il quadro tracciato dalla Confcommercio, nell’indagine "La centralità dei consumi per il rilancio dell’economia italiana".

"Considerando per il futuro una crescita della spesa reale pro capite superiore ai tassi sperimentati nel periodo pre-crisi, alla fine del 2014 non avremo recuperato completamente neppure i livelli di inizio 2007", ha rilevato la Confcommercio. "I consumi reali", a partire dagli anni 2000, "non progrediscono più. Ciascun italiano dispone oggi per i consumi, a parità di potere d’acquisto, mediamente di 570 euro all’anno in meno rispetto al primo trimestre del 2007: questa è la perdita che abbiamo subito rispetto al periodo pre-crisi". Secondo Confcommercio si tratta di "una malattia" dalla quale l’Italia deve guarire per l’effetto a catena che ha sulla crescita economica. Secondo il direttore del Centro studi di Confcommercio, Mariano Bella, "oltre al naturale riflesso negativo in termini di benessere e tenore di vita, questo fenomeno ha un effetto bloccante sulla crescita economica, cioè del prodotto interno lordo".

L’effetto è una "stagnazione del reddito" e un ulteriore appiattimento dinamica dei consumi. "E’ un circolo vizioso dal quale dobbiamo uscire", ha ammonito l’associazione dei commercianti. Il nostro futuro prossimo è complicato. È necessario spingere l’acceleratore sui consumi per far crescere il Pil visto che gli spazi di manovra sono limitati e l’Italia non può alzare la pressione fiscale ma solo ridurre le spese, ha spiegato .

"Se manca lo stimolo proveniente dalla domanda interna – ha sottolineato l’indagine di Confcommercio – e in particolare dai consumi, le imprese non investiranno a sufficienza e non domanderanno nuovi lavoratori da impiegare nei processi produttivi. La domanda estera, quindi, seppure molto importante, non basta affatto". Le imprese hanno necessità di sentire le tensioni di domanda provenienti dal mercato interno. "Forse dobbiamo fare maggiore affidamento su noi stessi, se vogliamo crescere di più", ha concluso la Confcommercio.