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Con i suoi veti sui rifiuti la Lega dimostra che cosa intende per federalismo: secessione

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Con gli ostinati veti contro qualsiasi intervento delle regioni per aiutare Napoli a uscire dal caos dei rifiuti che sommergono la città,  la Lega sta mettendo a rischio il suo principale obiettivo politico: il federalismo. A forza di urla contro i meridionali che non sanno tenere pulite le loro strade e per questo devono essere abbandonati al loro destino, Umberto Bossi e i suoi ministri mostrano, molto più chiaramente di qualsiasi dichiarazione di principio, che cosa intendono per devolution. E quanto dietro a un progetto che, sulla carta, dovrebbe aumentare responsabilità ed efficienza sul territorio si nasconde, in realtà, un’idea di separazione del Paese. L’ombra delle secessione uscita dalla porta di una Lega forza di governo, sta rientrando dalla finestra di una Lega che alimenta i peggiori istinti di una parte della popolazione del Nord.

Al netto delle enormi responsabilità delle classi dirigenti locali, che questo giornale ha sempre denunciato, il problema della spazzatura a Napoli rappresenta un’emergenza nazionale e non può essere ridotto a un circoscritto fenomeno di malcostume politico, amministrativo e sociale. Le risposte, dunque, non possono prescindere da uno sforzo nazionale, al quale tutti gli italiani sono chiamati. Anche perché l’immagine deturpata di Napoli che gira nel mondo colpisce l’intera Italia: nel turismo, nelle attività economiche e commerciali, nella credibilità internazionale. E se c’è un momento nel quale il federalismo dovrebbe mostrare la sua funzione di strumento di equilibrio e di tenuta dell’unità nazionale, è proprio quello delle emergenze. Domani, per ipotesi, potrebbe essere una grande città del Nord, magari guidata da un sindaco leghista, a essere colpita da una calamità naturale le cui radici affondano in una cattiva gestione del territorio. In questo caso i cittadini della Campania, della Sicilia, della Calabria, dovrebbero girare le spalle e dire “non sono fatti nostri”?

Il federalismo non nasce per dividere, ma per unire. Non è una bussola per orientare un popolo a vivere sotto lo stesso tetto da separati in casa, ma uno strumento per avvicinare comunità che altrimenti rischierebbero uno strappo definitivo. Il federalismo è solidarietà, non indifferenza. E non significa che ognuno debba pensare a se stesso e solo Dio si può occupare di tutti. Declinandolo attraverso la lente di ingrandimento della crisi dei rifiuti, invece, il federalismo di impronta leghista è un preludio a una rottura dell’unità nazionale, laddove contano soltanto gli interessi, e gli egoismi, delle regioni più ricche, dove Bossi ha il suo zoccolo duro di elettori. Un calcolo cinico che adesso diventa chiaro nelle intenzioni e nelle finalità.

Con il metodo di dividere ciò che resta unito dalla storia e dalla Costituzione, l’Italia, la Lega ha creato un precedente molto pericoloso, indicativo di una possibile deriva dei già fragili equilibri nazionali. A fronte di 14 regioni disposte ad aiutare i napoletani, con spirito solidale, è bastato l’ostruzionismo di altre 2 regioni (entrambe guidate dalla Lega) per mettere in moto un meccanismo di ritiri a catena. Dalla possibilità di creare una rete di protezione per affrontare l’emergenza, siamo così passati al baratro del totale isolamento. Eppure, con un minimo di responsabilità, sarebbe stato sufficiente affrontare il problema in sede nazionale con spirito collegiale, secondo le regole di un sano federalismo: bastava formare un tavolo governo-regioni per ripartire le quote della spazzatura da smaltire nei diversi territori secondo le possibilità e le disponibilità di ciascuno. Napoli sarebbe già fuori dall’emergenza e i suoi amministratori locali non avrebbero più alibi ai quali appigliarsi per risolvere in modo strutturale il problema della spazzatura. Invece la città marcisce nella sua lenta agonia, i possibili aiuti esterni si dissolvono nell’aria fritta di continui abbandoni del campo, e quel 40 per cento di cittadini del Mezzogiorno che bocciamo il federalismo come «una riforma a esclusivo beneficio dell’egoismo delle regioni settentrionali» vedono nei fatti la conferma del loro scetticismo.