Centrale, box in ritardo di 900 giorni | Non Sprecare
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Centrale, box in ritardo di 900 giorni

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Nel conto sono finiti persino i pranzi alla pizzeria Vesuvio, fatture da 865 e 992 euro: Milano avra’ anche fame di parcheggi, ma pure gli operai mangiano. A spese dei cittadini. Quelli di via Sammartini dovrebbero rimborsare, oltre alle margherite , gli stop causati da pioggia e neve (avversita’ meteorologiche invernali), i rallentamenti del cantiere dovuti a una bonifica da ordigni bellici, i disagi provocati da uno sciopero autotrasportatori , l’imprevisto d’una interferenza con fognatura non segnalata e relativa sospensione dei lavori… Le voci, alcune delle quali inedite nella storia dei lavori pubblici milanesi, sono nel documento di revisione dei costi presentato al Comune dalla societa’ che ha costruito 306 box interrati sul lato sinistro della stazione Centrale: dovrebbero giustificare 899 giorni di ritardo e il 63 per cento d’aumento del prezzo medio. Da 19.922 a 26.402 euro. L’autosilo e’ pronto da cinque mesi, ancora chiuso. Gli acquirenti hanno formato un comitato, sono allarmati. Palazzo Marino assicura che sta facendo il possibile per arrivare velocemente alla definizione degli oneri aggiuntivi, contenere il salasso e sbloccare i rogiti, nel 2010. Attenzione ai tempi, pero’: le prenotazioni risalgono al 2004, i contratti sono stati firmati nel gennaio 2005 e i cittadini hanno gia’ versato il 90 per cento delle rate pattuite. Via Sammartini e’ un caso di scuola nella letteratura sul business dei parcheggi sotterranei.

La convenzione tra il Comune e l’operatore privato e’ datata agosto 2005, il termine dei lavori viene inizialmente fissato al 15 febbraio 2007 e posticipato al 31 dicembre 2009. In mezzo: i ritardi, i pranzi (sic), i temporali. E l’incarico di realizzare i box passato di mano dalla societa’ Quadrio Curzio all’impresa Salini Locatelli, poi Ing. Claudio Salini srl (che ha acquistato il ramo d’azienda sui parcheggi, dalla Quadrio Curzio, nel 2007). Il cantiere e’ di fronte ai numeri dispari, la sponda dei palazzi signorili e delle case del sesso (al 33), oscurato da una recinzione e sormontato da un manifesto pubblicitario del parcheggio. Dall’alto si vedono: la rampa, un giardinetto, le panchine, un campo da basket, i pilomat a sbarrare gli accessi abusivi, il cancelletto deputato a proteggere il parco pubblico pagato (anche questo) dai proprietari dei box. Il comitato ne raccoglie una sessantina ed e’ tutelato dall’avvocato Luca Faotto: Siamo all’assurdo. Chi ha un danno, in condizioni normali, viene risarcito: noi abbiamo subito tre anni di ritardi e, alla fine, dovremo pagare di piu’. Il Comune sta esaminando le carte, ma la valutazione dei costi presentata dall’impresa e’ giudicata irricevibile: senza un accordo, si va all’arbitrato.

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