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Centinaia di pozzi avvelenati nel Giuglianese: coltivazioni a rischio

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di Daniela De Crescenzo

NAPOLI – Non sono più ipotesi, nè tesi di parte, nè chiacchiere da ambientalisti. Ormai è una certezza: i pozzi accanto alla Resit sono avvelenati. Su 15 cavità quattordici hanno rivelato acque contenenti sostante nocive o addirittura cancerogene in tre ce ne erano quantità dieci volte superiori alla norma.
Risultati che hanno spinto il commissario alle bonifiche Mario De Biase a sigillare le falde acquifere e ad estendere la ricerca all’intera area delle discariche a nord di Napoli fino ai laghetti di Castelvolturno.

Una zona molto vasta che comprende anche i siti di Masseria del Pozzo, San Giuseppiello, Novambiente e cava Giuliani gestita dalla Fibe dove sono stati individuati ben 170 pozzi che servono a irrigare coltivazioni fertilissime i cui prodotti (frutta e ortaggi soprattutto) finiscono sulle tavole di molte italiani. I produttori, infatti, vendono anche alle aziende che produconi cibi surgelati.

A questo punto i lavori concertati con la Sogesid e con l’assessore all’ambiente della Regione Campania, Giovanni Romano, procedono lungo due direttrici: mentre si andrà avanti con le verifiche delle acque, si comincerà la bonifica delle cave X e Z, gestite per quasi venti anni dalla Resit di Cipriano Chianese, l’avvocato ritenuto dai Pm della Dda uomo dei casalesi.

I lavori andranno avanti per novanta giorni e cominceranno con il prelievo del percolato. In totale, secondo De Biase, bisognerà portarne via 23 mila tonnellate. Una quantità enorme che richiederà una spesa di 50 milioni di euro. Subito dopo aver estratto il percolato bisognerà coprire la discarica con teli impermeabili in maniera da evitare ulteriori infiltrazioni a causa delle piogge