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Caos sulle rinnovabili

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Tagli sì, tagli no. Sulla cosiddetta norma ammazza-rinnovabili si sono accavallate per tutta  la giornata del 4 luglio conferme e smentite. E il giallo non è ancora risolto. La norma cara alla Lega Nord per mostrare al proprio elettorato lo scalpo della riduzione delle bollette, è osteggiata dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, interessati a difendere le quote della tariffa che si traducono in investimenti a favore delle imprese dell’energia pulita. Tutto ruota attorno ai commi 10 e 11 dell’articolo 35 della manovra che abolirebbero le agevolazioni per le energie rinnovabili.  Il testo consegnato al Quirinale, comprendendo i commi, taglierebbe le agevolazioni. Mentre in serata l’ennesima smentita è arrivata da fonti vicine alla presidenza del Consiglio: i due commi non sarebbero inclusi nel testo. Opposizione e ambientalisti intanto hanno protestato contro «un governo allo sbando».
L’ARTICOLO 35. Tutto è iniziato quando alcune fonti hanno reso noto che nel testo della manovra  inviato al presidente della Repubblica, si leggeva, appunto all’art 35, che «allo scopo di ridurre il costo finale dell’energia per i consumatori e le imprese a decorrere dal primo gennaio 2012 tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni, comunque gravanti sulle componenti tariffarie relative alle forniture di energia elettrica e gas naturale, previste da norme di legge o da regolamenti sono ridotti del 30 per cento rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010».

I ministri della smentita

 Appena la notizia dei tagli agli  incentivi in bolletta è iniziata a circolare è  intervenuta il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. «Non mi risulta» ha detto la Prestigiacomo, «che nel testo della manovra inviata al Quirinale sia stata reintrodotta la norma che prevede il taglio del 30% di incentivi e agevolazioni relative alle forniture di energia elettrica».
ROMANI: «NESSUN TAGLIO». Anche il responsabile dello Sviluppo economico, Paolo Romani ha smentito la presenza nel decreto dei tagli agli incentivi: le riduzioni inseriti nella prima versione della manovra sarebbero stati stralciati proprio dopo l’intervento in Cdm di Romani. «Il Consiglio dei ministri», ha spiegato Romani «ha convenuto sull’eliminazione della riduzione del 30% di tutte le agevolazioni e incentivi che oggi gravano sugli oneri di sistema presenti sulle forniture di energia elettrica e gas. Un taglio che, come ho avuto modo di esporre nella seduta del Consiglio, non avrebbe portato benefici alla collettività, incidendo solo per un 3% sul totale del costo.
A RISCHIO IMPIANTI PER I RIFIUTI. «Al contrario», ha proseguito il ministro «avrebbe comportato l’eliminazione di agevolazioni alle famiglie numerose e alle classi meno abbienti, mettendo inoltre a rischio il funzionamento di impianti strategici per la gestione dell’emergenza rifiuti. Stiamo lavorando già da tempo alla rimodulazione degli incentivi e del conseguente peso in bolletta, prima con il decreto legislativo rinnovabili, poi con il decreto specifico per il fotovoltaico, dando impulso al settore e intervenendo in modo netto e selettivo su sprechi ed eccessi del passato».
 

I commi nel testo al Quirinale

Nonostante le rassicurazioni dei due nel pomeriggio del 4 luglio da un esame del  testo presentato al Quirinale è arrivata la conferma della presenza dei tagli e poi una nuova smentita da fonti vicine alla Presidenza del consiglio. Il giallo sta tutto nei commi 10 e 11 dell’articolo 35, che comprenderebbero nero su bianco i tagli del 30%.
DECISIONE ENTRO 90 GIORNI. E anche qui rimangono dei dubbi, visto che la legge prevederebbe che l’ultima parola spetti comunque al ministero dello Sviluppo economico. «L’entità degli incentivi, dei benefici e delle agevolazioni sarà rideterminata dal ministero dello Sviluppo», reciterebbe infatti l’articolo, «su proposta dell’Autorità per l’energia entro 90 giorni».
PALAZZO CHIGI SMENTISCE ANCORA. Al contrario fonti della presidenza del Consiglio hanno fatto presente in serata che l’articolo inviato al Quirinale avrebbe solo 9 commi. Secondo l’ultima versione di Palazzo Chigi i tagli sarebbero stati dunque effettivamente stralciati.
«TAGLI DEMENZIALI». Senatori del Pd parlano di «governo allo sbando», visto che «nonostante le smentite dei due ministri, il taglio nella manovra c’è», mentre l’ex ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio parla di «testo illegittimo» perché già bocciato dal consiglio dei ministri. Gli ambientalisti, dai Verdi a Greenpeace e al Wwf affermano che sarebbe un provvedimento «demenziale», un colpo all’economia nazionale, che rischia di far collassare tutto il settore.