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Caos rifiuti e maxi multa dellUnione Europea a Napoli: ecco tutte le colpe dopo sei mesi di rinvii

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Di Antonio Galdo

 

 

Con un angosciante conto alla rovescia ogni giorno che passa il caso rifiuti a Napoli diventa sempre più un circolo vizioso nel quale si stanno avvitando gli amministratori pubblici e, innanzitutto, i cittadini. Entro poche ore bisognerà dare risposte convincenti alla Commissione europea che, come il guardiano di un faro, giustamente non molla la presa e si prepara a consegnare una maxi multa che, tradotta in concreto, significherà la perdita di soldi essenziali (145 milioni di euro di fondi comunitari) per il buon funzionamento del ciclo della spazzatura e in qualche nuova tassa che i napoletani andranno a pagare, restando però abitanti di una metropoli sporca e perfino avvelenata. Il circolo vizioso riguarda tutti i punti critici di un piano che non si riesce a mettere in campo con serietà, continuità e con un gioco di squadra tra comune, provincia e regione. Il termovalorizzatore, che il sindaco di Napoli non vuole, non si farà mai nell’area dove era previsto e la società A2A ha messo le mani avanti: si è candidata all’opera, ma a tempo scaduto perché senza chiarezza nelle scelte amministrative è inutile parlare di numeri e di costi. L’alternativa gradita a De Magistris ed alla sua giunta, la raccolta differenziata e il porta-a-porta, è come un vaso di Pandora, e ogni giorno se ne scopre una nuova. I numeri, anche quelli non sono chiari e trasparenti come ha documentato Paolo Russo in un articolo pubblicato su questo giornale, fotografano, occhio e croce, la seguente realtà: Napoli oggi è attorno al 17,3 per cento, con una distanza abissale rispetto all’annuncio del sindaco a inizio mandato (“porterò la differenziata al 75 per cento”), al tetto previsto dalla normativa Ue (50 per cento),  e con un livello inferiore perfino rispetto al 17,7 per cento certificato dall’ultima, disastrosa , amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino. Il porta-a- porta è solo un piccolo collaudo in un quartiere campione, Scampia, che rischia di naufragare perché intanto non ci sono i soldi per i bidoncini della raccolta. Ed a proposito di soldi che mancano la provincia, che in termini di responsabilità non può fare la parte di Ponzio Pilato, ha di fatto determinato il rinvio della partenza delle navi con la spazzatura verso l’Olanda. Non ci sono i quattrini, e questa parte del piano rifiuti è slittata da settembre a dicembre. Così l’immondizia torna a dilagare nelle strade della città, con segnali allarmanti in alcuni quartieri e con il periodo natalizio (quando si accumulano maggiori rifiuti) alle porte mentre 7 milioni di tonnellate di ecoballe sono in giacenza, come bombe ecologiche sparse sul territorio, nello sdegno e nella rabbia dei vigili della Commissione europea. In questo scenario, che rappresenta solo una sintetica ricostruzione dei fatti essenziali, la regione non è in grado di attuare alcun piano regionale per i rifiuti, come la provincia non fa un millimetro in avanti rispetto ai suoi doveri sulle discariche, e il comune si ritrova con un buco nero largo come una voragine vulcanica: a distanza di sei mesi dall’insediamento della nuova amministrazione il caso rifiuti a Napoli è totalmente in alto mare. Eppure si tratta della più grave emergenza della città, senza la cui soluzione il sindaco rischia di naufragare con tutti i suoi assessori e con l’entusiasmo popolare che lo ha portato a palazzo San Giacomo ridotto a delusione e rabbia di un popolo. Ci pensi, signor Sindaco, e provi con umiltà, con ragionevolezza, con realismo e con determinazione a fare l’unica cosa possibile:  scelte condivise con le altri amministrazioni in campo, provincia e regione, per fare uscire i napoletani da un circolo vizioso che rischia, a mesi alterni, di travolgerli.