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Cambiamenti climatici, a rischio i prati delle Alpi

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Una fotografia della vegetazione delle Alpi è stata “scattata” dal progetto “Gloria” (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments) e pubblicata dalla rivista Nature Climate Change.

Dalla ricerca che ha coinvolto 32 ricercatori di 17 paesi tra cui l’Italia è emerso un effetto dei cambiamenti climatici sulla vegetazione molto maggiore di quanto si pensasse, con i prati alpini che rischiano di scomparire in qualche decina d’anni a favore degli arbusti che ora si trovano ad altitudini più basse.

Nella ricerca sono stati analizzati 867 campioni di vegetazione presi con la stessa metodologia da 60 differenti siti nei principali sistemi montuosi europei, dapprima nel 2001 e poi nel 2008. Dal confronto fra i risultati dei due anni è emerso che, in generale, le piante che vivono meglio con temperature fredde stanno diminuendo in favore di quelle che preferiscono climi più miti, e questo riguarda anche le montagne italiane.

«Sulle vette italiane la media delle temperature minime giornaliere in alta quota è aumentata sensibilmente nell’ultimo decennio, in particolare nelle vette che superano i 2300 m s.l.m. sia sulle Alpi che in Appennino centrale, dove è cresciuta in media di 0,76 gradi centigradi – spiega Angela Stanisci, docente dell’università del Molise e uno degli autori dell’articolo – Dalle aree permanenti di monitoraggio emerge che sta aumentando la copertura delle specie più termofile a scapito di quelle più microterme. Queste ultime, ad esempio Silene acaulis, l’endemica Myosotis ambingens, più conosciuta come “non ti scordar di me” e la mediterraneo-montana Alyssum cuneifolium, stanno spostandosi verso l’alto, ma il problema è, che soprattutto in Appennino, le quote non molto elevate non consentono questa migrazione oltre un certo limite. Per questo motivo le piante vascolari endemiche, che vivono solo sulle alte montagne appenniniche, rischiano l’estinzione a medio e lungo termine».

I ricercatori hanno elaborato un indice di “termofilizzazione”, che applicato alle varie zone ha permesso di ricavare una mappa con l’incidenza dei cambiamenti: le aree in cui le modifiche sono più veloci sono quelle dell’arco alpino italiano, francese e spagnolo, mentre le cime del nord Europa sembrano meno toccate dal fenomeno, anche se il fenomeno è stato comunque riscontrato in 16 delle 17 regioni prese in esame.

«A livello europeo abbiamo osservato una trasformazione di circa il 5% di ogni area in soli 7 anni – si legge nelle conclusioni dello studio – anche se c’è una forte differenza fra i singoli microclimi e una estensione verticale molto ampia delle montagne, che può fornire un rifugio alle specie in pericolo, i nostri risultati indicano una progressiva riduzione degli habitat a bassa temperatura, gli unici dove alcune specie riescono a vivere».