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Cacao Resorts, nelle Filippine cinque stelle a impatto zero

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Il vecchio lusso e’ accumulare beni a prescindere dal loro valore, per ricompensare noi stessi che viviamo in una specie di gabbia fatta da brand e status. Il nuovo lusso e’ essere. far derivare la propria felicita’ dall’essere se stessi, in accordo con la natura e con gli altri, senza sentire le pressioni del conformismo. La gente felice si preoccupa dell’ambiente in cui vive e vuole dedicargli tempo. Parole da filosofo, piu’ che da esperto di marketing, quelle di Joel Cere, 37 anni, francese e con un passato da vice presidente della societa’ NetComs di Hill & Knowlton. Oggi Joel e’ il Ceo di Cacao Resorts, una nuova catena di eco-resort di lusso che sta per inaugurare la sua prima location nell’isola di Palawan, nelle Filippine: Cacao Pearl, 50 ettari con 60 ville in mezzo a foreste di palme da cocco e a due passi da siti protetti dall’Unesco, la riserva marina di Tubbataha e il parco fluviale di Puerto Princesa.
Per realizzarla, il gruppo di Cacao Resorts – composto fra gli altri da ex manager della Bbc, avvocati e pr stufi della vecchia vita nel caos occidentale – ha chiamato un art director di Hollywood, Antonio Calvo, che ha disegnato le ville dopo aver lavorato sul set di film come “Orgoglio e Pregiudizio” e “Alexander”.
Ma non si tratta della solita catena di eco-resort: la visione di Cacao, infatti, e’ ancora piu’ estrema, visto che il 100% dei loro profitti sara’ devoluto a una fondazione no profit, inaugurata proprio con questo scopo, che si occupera’ di reinvestirli in microcredito, formazione per le popolazioni locali e protezione dell’ambiente.

Cere, come puo’ essere che il 100 per cento dei profitti di un’azienda sia destinato a una no profit?
A Palawan vivono alcune centinaia di persone della comunita’ locale che coinvolgiamo nel resort come personale di servizio, per il trasporto e la sorveglianza. Usiamo prodotti locali per i nostri ristoranti. E c’e’ anche un gruppo di 100 persone che consultiamo per tutti gli aspetti ambientali dei nostri piani di sviluppo. I profitti che vanno alla fondazione sostengono la riserva marina locale, ma anche progetti di istruzione e di microcredito. E noi crediamo che dare la possibilita’ di lavorare in una riserva marina riesca a formare una sensibilita’ verso l’ambiente piu’ che qualsiasi tipo di indottrinamento o brochure.

Da dove verranno i profitti da reinvestire?
Stiamo vendendo le 60 ville del resort (i prezzi vanno da 160 a 200mila euro, n.d.r.), ma non a chiunque, solo a persone che mostrino un’attenzione seria per l’ambiente. I proprietari, se vogliono, possono a loro volta vendere o affittare, secondo certe condizioni. Per profitti intendiamo i ricavi al netto delle spese e delle tasse che ovviamente ci sono in ogni realta’ “profit”.

Avete costruito le ville vicino a due siti Unesco, sara’ stato difficile ottenere le licenze?
Si’, i nostri colloqui con il governo filippino sono stati molto complessi, e abbiamo dovuto garantire dei rigidi standard di sostenibilita’ per poter realizzare Cacao Pearl. Abbiamo costruito con metodi e materiali sostenibili, abbiamo pratiche di management etico del personale e il 100% della nostra energia viene da fonti rinnovabili.

Dopo le Filippine, estenderete il vostro modello anche in altri paesi?
Siamo in contatto con il governo del Belize per un progetto a Cayo, nell’ovest del paese, vicino a un importante sito Maya, Caracol. Ma stiamo valutando anche il Nord America e lanceremo un’altra isola in Asia nel corso del 2009.

Va detto che spesso gli eco-resort hanno un aspetto abbastanza ruvido e non brillano per il confort. Come puo’ conciliarsi questo con un’esperienza di lusso?
Questa e’ una delle ragioni per cui abbiamo scelto di fondare Cacao Resorts. Abbiamo commissionato una ricerca sui viaggiatori “high spender” in Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada, e ne e’ risultato che gli eco-resort avevano bisogno di migliorarsi, in termini di design, qualita’ e varieta’ del cibo, confort. I Cacao Resorts daranno ai loro ospiti un servizio di concierge personale, ristoranti biologici, una Spa, infinity pools, una stanza-cinema e accessi wireless.

Secondo lei a che cosa un viaggiatore “di lusso” non puo’ rinunciare?
Alla bellezza. Nella natura, nella gente. Il viaggiatore di lusso e’ un esteta.

E’ possibile che arrivera’ il giorno in cui l’hotellerie superera’ l’Onu o Greenpeace nella tutela dell’ambiente?
Molti viaggiatori scelgono un hotel o un resort per la loro collocazione nella natura. Ma se questa natura e’ compromessa, vengono meno le ragioni per scegliere un luogo piuttosto che un altro. Gli hotel se ne stanno accorgendo, e per questo investono sempre piu’ nella tutela dell’ambiente. Sarebbe bellissimo che diversi hotel o resort si impegnassero per la difesa di un’area comune. L’attivita’ dell’Onu e di Greenpeace e’ ottima, ma e’ chiaro che se le comunita’ locali hanno una motivazione economica per proteggere l’ambiente, lo faranno piu’ volentieri.

E dopo l’ecologia, cosa caratterizzera’ i viaggi di lusso?
Lo spazio. Gia’ sta accadendo. E i viaggi fra le stelle avranno ancora piu’ successo se continueremo a danneggiare il nostro pianeta.