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Il restauro a Brescia pagato dai cittadini. Anche con la lotteria

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A Brescia ci sono riusciti. Mentre in altre parti d’Italia i monumenti crollano e i restauri con le sponsorizzazioni non partono (vedi il caso del Colosseo a Roma), a Brescia sono stati i cittadini a salvare la chiesa di Santa Maria della Carità, nota come chiesa del Buon Pastore. Come? Hanno costituito un’associazione Amici della chiesa di Santa Maria della Carità, e si sono mossi a tappeto, coinvolgendo anche le scuole, per raccogliere i fondi.

Tornei di carte, lotterie, vendite di biscotti e di prodotti culinari: tutto in funzione del restauro. Ci sono stati perfino dei cittadini che hanno fatto dei micro-versamenti, da 5 a 20 euro, prelevati dalla loro pensione sociale. E altri che hanno deciso di adottare singoli pezzi del monumento, dalle tegole del tetto ai fregi delle cappelle interne. Alla fine sono arrivati sul tavolo 500mila euro che, sommati al contributo del Credito Agricolo Bresciano, hanno consentito il restauro in tempi record. Appena due anni.

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Inoltre l’Associazione ha vigilato sui tempi e sulla correttezza dei lavori, anche in questo caso attraverso la partecipazione dei cittadini. Sono state organizzate, infatti, quasi 50 visite alla Chiesa durante i lavori di restauro e il cantiere è stato continuamente sotto controllo.

Un buon esempio di partecipazione, dal basso, della comunità e di un’efficace azione civica a sostegno dei monumenti che Stato e amministrazioni locali non riescono da soli a tutelare. Oggi la Chiesa del Buon Pastore, gioiello del barocco lombardo e luogo-simbolo della città, è tornata al suo splendore. Grazie innanzitutto ai cittadini bresciani.

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