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Boom della pillola del giorno dopo

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Forse qualcuno ricordera’ una mia inchiesta di due anni fa, una notte tra gli ospedali romani alla ricerca di una pillola del giorno dopo, un farmaco che dietro prescrizione medica dovrebbe essere fornito senza difficolta’. Gli obiettori di coscienza – che rappresentano la gran parte dei medici in servizio nei reparti di ginecologia degli ospedali – invece si rifiutano di prescriverla.

A due anni di distanza i dati forniti dalla Sigo, la Societa’ che riunisce ginecologi e ostetrici italiani, raccontano di un forte aumento nel suo uso. Nell’ultimo anno sono state vendute circa 50mila scatole in piu’ di pillola del giorno dopo, passando da 320mila confezioni vendute a 370mila. E in molti casi questo e’ l’unico tipo di contraccezione adoperato dalle giovani, visto che il 58% delle ragazze afferma di non utilizzare metodi contraccettivi perche’ non li hanno a portata di mano.

C’e’ grande confusione e disinformazione su questi temi tra le adolescenti – spiega Giorgio Vittori, presidente della Sigo – che sanno molto poco su contraccezione, e in particolare quella d’emergenza, Ru486, prevenzione. E questa cattiva informazione si riflette anche sul fatto che cresce il numero di nascite nelle teenager sia italiane che straniere residenti nel nostro Paese. Ogni anno sono 10mila circa.

D’altra parte stamattina si e’ anche ricordato che il 64% degli studenti italiani vorrebbe che a scuola si parlasse di sesso e sessualita’ (70% femmine, 58% maschi) contro il 44% dei ragazzi francesi e il 50% di quelli spagnoli. Il dato e’ contenuto nell’indagine TNS Healtcare 2009. La richiesta e’ piu’ forte in Italia perche’ il nostro Paese condivide con la Turchia, in Europa, il primato negativo della piu’ scarsa informazione sui metodi contraccettivi disponibili. Per questo motivo il sito Studenti.it ha lanciato in collaborazione con Sigo una sezione dedicata all’educazione sessuale.

Per invertire questa tendenza, ricorda infatti Alessandra Graziottin, ginecologa e esperta di problemi legati alla sessualita’, servirebbe, oltre a una corretta educazione sessuale a scuola, un “confronto aperto mediante progetti condivisi e veri e propri corsi in cui i medici insegnino ad esempio a presentatori o deejay, tanto amati e ascoltati dai piu’ giovani, come trasmettere contenuti chiave per vivere una sessualita’ serena e sicura”.