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Biciclette, per legge fanali e catadiottri la notte: ma chi li usa?

L'ennesima vittima della strada è una ragazza di neppure sedici anni, falciata mentre attraversava in bicicletta a mezzanotte una strada provinciale

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L’ennesima vittima della strada si chiama Beatrice ed è una ragazza di neppure sedici anni, falciata mentre attraversava in bicicletta a mezzanotte una strada provinciale. In un articolo sul Corriere della Sera troviamo la riflessione della scrittrice Susanna Tamaro. Per un paio di giorni tutti i telegiornali e i giornali si occuperanno di quel bel viso di adolescente così pieno di domande e di inquietudini che ci guarda dalla foto. E poi anche Beatrice scivolerà nell’oblio della cronaca. Una disgrazia. Una disgrazia come tante altre. Essendo uno dei pochi ciclisti sopravvissuto a un tremendo impatto con un’automobile – scrive Tamaro – mi sento particolarmente partecipe di questa tragedia e credo di poter fare alcune riflessioni.

Andare in bicicletta sulle nostre strade è estremamente rischioso. Primo, perché non esistono percorsi protetti per ciclisti. Secondo, perché le condizioni delle strade, e della loro segnaletica, sono pessime. Terzo, perché c’è una grande quantità di persone che guida in condizioni alterate dall’alcol, dalle droghe e dagli psicofarmaci. I controlli sulla viabilità secondaria sono assolutamente inesistenti. Appena ieri, andando in bicicletta, sono stata sfiorata da due bolidi che correvano a una velocità folle per una strada piena di curve a gomito. Eppure che enorme risparmio di salute pubblica e di denaro ci sarebbe se si favorisse davvero questo mezzo di trasporto, come fanno i Paesi del centro Europa!

Oltre ad andare in bicicletta, però, sono anche un’automobilista. Guido ormai da trentacinque anni e in questi trentacinque anni, non solo non ho mai avuto un incidente, ma non ho neppure mai preso una multa, perché rispetto le leggi e sono consapevole, appena accendo il motore, che una mia disattenzione potrebbe costare la vita a qualcuno.

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Il giorno in cui sono stata investita, da terra, ho visto la macchina del «pirata» allontanarsi, ero sicura che sarebbe scomparso. E invece dopo qualche metro si è fermato ed è tornato indietro. Era sotto shock e imprecava ferocemente. Mi sono così trovata, io ferita e sanguinante, nella situazione bizzarra di doverlo rassicurare. Era stato accecato dal sole che tramontava e non mi aveva visto. Per fortuna, viaggiava a una velocità moderata, altrimenti non sarei qui a raccontarvelo. Il pirata che ha ucciso Beatrice, invece, non si è fermato né si è, almeno fino ad ora, costituito. E questo non può che aumentare lo strazio dei genitori di quella povera ragazza. Troppi bambini, troppi adolescenti sono vittime, in Italia, di incidenti causati dall’eccesso della velocità degli adulti e, paradossalmente, le strade dei paesi e delle campagne sono proprio più le più pericolose. Per evitare queste terribili tragedie, dovremmo tutti essere coscienti, nel momento in cui saliamo alla guida, delle conseguenze di ogni nostra leggerezza.

Ma c’è anche un altro discorso che mi sento, in quanto sopravvissuta, di fare. Quante volte, io stessa, guidando nei pomeriggi invernali, ho rischiato di diventare un pirata della strada, trovandomi di colpo davanti al cofano pedoni, jogger e ciclisti privi di qualsiasi segnalazione luminosa. C’è una grande carenza di educazione stradale. Non viene mai ricordato alle persone, per esempio, che, se si cammina per strada, bisogna procedere nella direzione opposta ai veicoli, per la propria e altrui incolumità.
Esiste già una legge che impone alle biciclette che circolano nelle ore notturne e fuori città l’uso di fanali e di catadriotti sulle ruote e sui pedali, oltre al giubbino catarifrangente per il ciclista. Eppure non ho quasi mai visto un ciclista indossarli, né biciclette fornite di illuminazione.

Come ho incrociato rarissimi joggers dotati di indumenti che rendessero visibile la loro presenza di sera e di notte. Data la grande quantità di persone che ormai corre lungo le strade all’imbrunire, non sarebbe il caso di introdurre nel codice della strada una norma che imponga il dovere di indossare anche ai pedoni un giubbotto catarifrangente, magari dotato di led luminosi, per evitare nuove tragedie, trasformando persone caute, tranquille e sobrie in pirati della strada? Come sarebbe anche da prendere in considerazione l’ipotesi di evitare di correre o andare in bicicletta con la musica a palla nelle orecchie. L’udito è uno dei sensi che ci permette di entrare in uno stato di allarme. Ritardare anche di pochi secondi questa percezione può far la differenza tra la vita e la morte.