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Basta poco. Scure sugli stipendi dei deputati

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ripresa questa mattina alla Camera la discussione generale sulla manovra economica. In giornata e’ attesa l’apposizione della fiducia da parte del governo sul testo del decreto legge approvato dalla commissione, senza modifiche rispetto a quello votato dal Senato. Alle 11 e’ previsto l’inizio delle votazioni: e’ probabile che la maggioranza chieda e faccia votare la chiusura anticipata della discussione generale. L’opposizione ha deciso di intervenire in massa, ma solo una trentina dei 243 iscritti ha gia’ preso la parola.

In occasione e’ stato annunciato dai Presidenti della Camera e del Senato che le Camere avrebbero partecipato responsabilmente al contenimento della spesa pubblica reso necessario dall’attuale situazione economico-finanziaria. Al riguardo e’ stato precisato che la partecipazione allo sforzo complessivo cui e’ chiamato il Paese risponde ad un doveroso senso di responsabilita’ e non dipende dal fatto che le spese per l’attivita’ parlamentare siano eccessive o improduttive, trattandosi di costi essenziali per il funzionamento della democrazia.

Dalla nota si apprende che il taglio retributivo sara’ di mille euro netti al mese anche per i dipendenti della Camera in analogia con quanto previsto dalla manovra per la generalita’ dei dipendenti pubblici. La settimana scorsa la forbice oscillava tra circa 550 euro al mese (il 10% dell’equivalente dell’indennita’) e 2.127,19 euro lordi al mese (pari al 10% relativo a tutte le voci che compongono lo stipendio), questa ultima ipotesi proposta dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

Tali risparmi, viene precisato, si aggiungono a quelli gia’ realizzati a Montecitorio dal 2003, prima che partisse il dibattito sui costi della politica, con un indirizzo teso al progressivo e deciso contenimento dei costi di funzionamento.L’importo attuale dell’indennita’ parlamentare e’ pari a 11.703,64 euro mensili lordi (5.486,58 netti) e corrisponde alla misura vigente nell’anno 2006, come risultante a seguito della riduzione del 10% stabilita dall’Ufficio di Presidenza, secondo quanto previsto dalla legge finanziaria per il 2006. Va, inoltre, ricordata la mancata applicazione, alla sola Camera dei deputati, dell’adeguamento relativo all’anno 2007 (2,58%), mentre la legge finanziaria per il 2008 ha bloccato per il quinquennio 2008-2012 ogni meccanismo di rivalutazione dell’indennita’.

Nello specifico, nel triennio 2011-2013, si e’ stabilito di ridurre di 500 euro la diaria di soggiorno, nella prospettiva di definire una disciplina per la rilevazione delle presenze in Commissione, e di altri 500 euro le spese destinate al rapporto eletto/elettori. Inoltre, in analogia con quanto previsto dal decreto legge per le generalita’ dei dipendenti pubblici, la diminuzione sara’ del 5% per le retribuzioni sopra i 90 mila euro e del 10% per gli stipendi superiori ai 150 mila. Inoltre, per lo stesso lasso di tempo verranno sospesi i meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni: complessivamente la Camera si impegna ad un risparmio in tre anni pari a 60 milioni di euro e a un taglio delle proprie spese non vincolate.

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