Architettura bioclimatica: italiani leader, americani attenti al design | Non Sprecare
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Architettura bioclimatica: italiani leader, americani attenti al design

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Tetti a farfalla, ricoperti di pannelli termici e solari, per produrre energia e riciclare acqua piovana. Sono le tettoie della prima rete di case a zero impatto ambientale di Chicago realizzata dallo studio di architettura urbana Farr Associates, per cercare di trasformare la Windy city in una delle città meno inquinate d’America. L’idea è del farmacista Michael Yannell, che ha dato vita a una serie di abitazioni dalla particolare morfologia architettonica, totalmente autosufficienti e in grado di produrre più energia di quanta ne consumino. Un accumulo energetico di 11.500 kwh all’anno solo di fotovoltaico, con una serie di sistemi integrati e tecnologie rinnovabili, che hanno fatto ottenere alle case dal tetto a farfalla il Leed (Leadership in energy and environmental design) di platino dell’Usgbc, ovvero il più alto grado di certificazione energetica conferito dall’United States Green Building Council.

TETTI CON LE ALI – Infatti gli edifici, rifiniti esternamente da un mix di fibrocemento e legno di cedro, presentano tutte le caratteristiche richieste dall’organizzazione americana per aggiudicarsi il massimo dei voti. Tra queste, i tripli vetri per implementare l’illuminazione esterna e isolare i vani abitativi, pompe e pozzi geotermici dove accumulare il calore in eccesso e attingere l’acqua a uso sanitario e un sistema per la circolazione di acqua calda e fredda e dell’aria. E, soprattutto, tetti rovesciati che ricordano la forma di una farfalla, in grado di produrre energia e allo stesso tempo di raccogliere anche l’acqua piovana. A fare delle abitazioni a farfalla di Chicago un esempio unico nel campo dell’edilizia sostenibile, i tetti inclinati. Due ali, ricoperte da un sistema fotovoltaico composto da 48 pannelli esposti a sud-ovest e intervallati da pannelli termici solari che, grazie alla loro particolare conformazione rovesciata, possono anche accumulare l’acqua delle precipitazioni per riciclarla nei sistemi d’irrigazione, lavare pavimenti o come getto di scarico nelle toilette. Un complesso, a prima vista, dall’autosufficienza impeccabile.

ESTETICA E RISPARMIO – Ma, a giudicare dal parere degli esperti italiani, quello dei tetti a farfalla americani potrebbe essere, più che una vera rivoluzione nella raccolta dell’acqua piovana, soltanto un vezzo formale portato alla ribalta grazie alla loro innata capacità pubblicitaria. «Sicuramente», afferma Niccolò Aste, professore del dipartimento Best del Politecnico di Milano, «il complesso edilizio di Chicago rappresenta un ottimo esempio di architettura bioclimatica urbana, sia per i tetti rovesciati per raccogliere la pioggia sia per quello che riguarda il sistema di accumulo delle radiazioni solari. Anche se, per il risparmio energetico presenta ancora diverse pecche rispetto ai più avanzati modelli italiani. Forse meno belli esteticamente, ma a livello tecnico e di risparmio energetico più funzionali. Ad esempio, uno dei limiti degli edifici statunitensi potrebbe essere l’uso eccessivo di vetrate che, non solo isolano meno rispetto al laterizio, ma rischiano anche di fare l’effetto serra per chi ci vive dentro», sottolinea Aste. «E anche per quello che concerne la raccolta delle acque piovane, bisogna sempre fare distinzioni a seconda delle zone in cui viene recuperata: per capire quanto sia conveniente riciclarla. Per esempio in Lombardia, dove l’acqua viene prelevata soprattutto dalle falde acquifere è meglio smaltirla piuttosto che accumularla. Mentre la raccolta risulta funzionale in altre regioni, basti pensare al progetto Aquasave fatto da Enea(Ente nazionale per le nuove tecnologie)».

ARCHITETTURA BIOCLIMATICA ITALIANA – Più legata al linguaggio architettonico tradizionale, l’edilizia ambientale italiana. Ma ugualmente efficiente e, spesso, meno dispersiva e sostenibile di quella americana. Infatti, sono molti i complessi residenziali verdi e distribuiti in quasi tutte le regioni d’Italia. Tra questi, di particolare rilievo, nelle Marche la Leaf house, di Loccioni con il concept energetico di Federico Butero, che prevede un sistema domotico molto più evoluto di quello made in Usa. Oppure le «case passive» in Umbria, progettate dall’architetto Francesco Masciarelli che consumano mediamente quindici volte meno energia di un edificio normale. Infine, le case ecologiche costruite in Alto Adige con i mattoni di paglia, ottime sia per l’isolamento termico e acustico e in grado di mantenere con le pareti naturali un clima interno sempre ottimale. Garantendo, grazie alla copertura di intonaco, le stesse potenzialità ignifughe di una normale casa in muratura. Tutti complessi residenziali italiani e costruiti con gli accorgimenti necessari per raggiungere la classificazione A dei progetti edilizi che, per essere assegnata, prevede criteri molto più rigidi e standard di risparmio più elevati rispetto a quella conferita negli Stati Uniti. «Sul risparmio energetico l’Italia è sempre stata avanti, anche rispetto ad altri Paesi europei. Visto che nel nostro Paese le prime normative sull’efficienza energetica sono state fatte a partire dagli anni Novanta. Il problema», conclude Aste, «è solo quello di applicarle».