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Anche per la cultura è allarme crisi.

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I tagli del governo, i bilanci prosciugati degli enti locali, i risparmi delle aziende che stringono la cinghia sulle sponsorizzazioni. La crisi cinge d’assedio anche la cultura, e in Italia gli operatori pubblici e privati nel 2009 si preparano a fare i conti con un taglio del 23% al budget del ministero di riferimento e ora pericolosamente vicino alla soglia del miliardo e mezzo annuo, con i fondi per lo spettacolo che dai 456 milioni del 2008 scendono a 398, e con i 15,9 milioni stanziati per la promozione turistica, briciole in confronto ai 160 spesi dalla Spagna o i 95 dalla Francia.
Un’emergenza a tutti gli effetti, alla quale tuttavia gli operatori – da oggi fino a sabato riuniti a Torino per la quinta Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al turismo – chiedono alla politica di reagire con una logica di medio-lungo periodo: In passato l’Italia ha saputo ridare slancio con un progetto organico all’agricoltura, poi all’industria – osserva Roberto Grossi, presidente di Federculture, associazione dei soggetti pubblici e privati che gestiscono le attivita’ legate alla cultura ed al tempo libero -, ora tocca alla cultura. Adesso o mai piu’: ci giochiamo l’immagine, e l’economia, del nostro Paese per i prossimi secoli.
Gli operatori non negano la crisi, ma il pericolo – denunciano – e’ che la cultura paghi un prezzo doppio, o addirittura triplo: ai tagli del governo, infatti, si accompagnano i risparmi forzati degli enti locali, ma anche quelli dei privati: per il 2009 Federculture stima che le sponsorizzazioni scenderanno dell’8,6%, tornando ai livelli del 2004, quando si era speso un miliardo e 600 milioni. Tutto questo mentre il mercato mostra segnali di tenuta, visto che nel 2008 gli italiani hanno speso in attivita’ o servizi culturali 23 miliardi, 200 in piu’ dell’anno prima.