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Anche per i rifiuti alimentari la prevenzione e’ meglio della cura

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In Europa il 17% delle emissioni di gas serra e il 28% dell’utilizzo delle risorse naturali, è direttamente connesso ai consumi di cibo e bevande. E’dunque evidente come le abitudini alimentari degli europei – soprattutto nel consumo di proteine animali – abbiano un forte impatto ambientale a livello globale. Ma ben più grave è che l’Unione Europea, da sola, produce 90 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, che corrispondono a 180 chilogrammi per persona, ogni anno. La nostra pattumiera, in sostanza, come scrive Roberto Cavallo in “Meno 100 chili”, fa venir la febbre al clima.

Sono questi i dati emersi dalla conferenza “Combating Food Waste in the EU”, che si è tenuta a Bruxelles lo scorso 8 e 9 Novembre, facendo da apripista alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, in programma dal 19 al 27 Novembre. La conferenza ha visto la partecipazione del Commissario Europeo per l’Ambiente, Janez Potocnik ed è stata un’occasione di sintesi di due temi particolarmente urgenti per le politiche europee: quello della sicurezza alimentare (strettamente connesso alla riforma in corso della PAC, la Politica Agricola Comune dell’UE) e quello dell’uso efficiente delle risorse, ma anche della gestione ottimale e della prevenzione dei rifiuti.

“L’Europa sta per affrontare una grande sfida: le nostre risorse naturali, l’acqua, i metalli, i minerali, il suolo, la biodiversità e gli ecosistemi sono seriamente minacciati dal degrado. L’economia – ha detto Potocnik – sta mettendo il nostro Pianeta sotto una costante e insostenibile pressione, con il rischio di andare incontro all’insufficienza delle risorse naturali disponibili”. Preoccupazioni non nuove per il rappresentante delle politiche ambientali dell’UE, che ha messo in evidenza come la nostra società necessiti di un modello di crescita differente, basato su un utilizzo più efficiente delle risorse e meno sprechi.

Del resto è questo è il senso alla base della roadmap “per un’Europa dall’uso efficiente e sostenibile di risorse naturali”, adottata dalla Commissione Europea lo scorso 20 Settembre. Secondo Potocnik la Roadmap focalizza tre ambiti che, insieme, influiscono per l’80% sull’impatto ambientale nell’uso delle risorse: le costruzioni, la mobilità e il cibo. Per quanto riguarda il cibo, l’obiettivo dell’UE, è di ridurre del 50% lo spreco di cibo commestibile in Europa entro il 2020, generando così una riduzione dei rifiuti legati ai consumi alimentari. L’azione dovrà essere programmata a due livelli, che vedono protagonisti i produttori, da un lato, e i consumatori dall’altro. Si dovrà indurre al cambiamento le politiche aziendali e commerciali, ma anche le abitudini di consumatori troppo ben (o meglio, mal) abituati.

Per i produttori significherà affrontare sfide impegnative nell’intera fase di produzione di un bene alimentare. Il settore manifatturiero dovrà accrescere l’utilizzo dei propri rifiuti per unità di prodotto, il che significa un aumento dell’uso di prodotti riciclati durante il processo di produzione. Per quanto riguarda, invece, il fronte commerciale sarà necessario migliorare la gestione delle scorte e il metodo di vendita, per evitare che il prodotto scada prima ancora di essere acquistato al bancone.

Sarà cruciale il settore della ristorazione, che dovrà dotarsi di sistemi informatizzati di gestione dei propri servizi per ridurre drasticamente la perdita di grandi quantità di cibo commestibile.Ma anche la grande distribuzione dovrà attuare vere e proprie azioni informative per incoraggiare i consumatori a scoprire nuove modalità di utilizzo di cibi commestibili che – come spiega, da tempo, Andrea Segrè sul sito Last Minute Market – rischiano altrimenti di andare a finire nel cestino dell’immondizia.

Il ruolo dei consumatori sarà fondamentale. Circa il 25% del cibo che compriamo viene infatti gettato via, trasformandosi in rifiuto alimentare. Le ragioni che inducono i consumatori a considerare rifiuto anche il cibo commestibile sono di natura principalmente “culturale”, nel senso di abitudine alla preparazione di grandi porzioni, o semplicemente mancanza di consapevolezza su come riutilizzare gli avanzi Ma anche tecnico-scientifica, ovvero carenza di conoscenza delle giuste modalità di conservazione dei cibi. La sola mancanza di chiarezza della data di scadenza sulle confezioni degli alimenti è responsabile di circa il 20% del cibo commestibile ridotto in rifiuti.

La prima strada da imboccare per cambiare direzione e intervenire sulle abitudini dei consumatori sarà quindi un’efficace azione di informazione. Ma è necessaria anche una trasformazione del quadro legislativo di riferimento. Per questo la Direttiva della Commissione Europea sui rifiuti (Waste Framework Directive) ha stabilito un meccanismo gerarchico nelle gestione dei rifiuti che promuove la prevenzione – ossia la non-produzione di rifiuti, come primo obiettivo da raggiungere, seguito dal riuso, riciclo, recupero dell’energia, e smaltimento – come ultima soluzione possibile.

Gli Stati membri dell’Unione Europea saranno obbligati ad implementare la Direttiva – e quindi la “gerarchia degli obiettivi” – includendo anche i rifiuti alimentari entro Dicembre 2013, attraverso i propri Programmi Nazionali di Prevenzione dei Rifiuti. Perché questo avvenga la Commissione sta preparando un documento che serva da guida raccogliendo esempi di pratiche virtuose che hanno portato buoni risultati in diverse città europee.

L’urgenza è da allarme rosso. Il World Population Prospects prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i 9,3 miliardi nel 2050. Questo significa che il tema della sicurezza alimentare non riguarderà più i soli Paesi sottosviluppati ma, per la prima volta, anche quelli del mondo industrializzato. Porre l’accento sulla prevenzione dei rifiuti alimentari, non risolverà certo il problema alla fonte, ma potrebbe rappresentare un significativo passo in avanti verso un cambiamento di prospettiva. L’attuazione di politiche di crescita sostenibile, da questo punto di vista, significherebbe dunque evitare le cattive conseguenze che “il tema dei rifiuti alimentari – sottolinea Potocnik – ha sul piano morale, economico ed ambientale”.