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Altro che sacrifici: cosi’ comuni e regioni gettano i soldi

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Altro che sacrifici: le nostre amministrazioni locali continuano a sprecare soldi pubblici per opere inutilizzate, appalti inutili, progetti futuribili che non vedranno mai la luce. Mentre il presidente Giorgio Napolitano, in occasione della Festa della Repubblica, avverte che tutti devono tirare la cinghia, in una sola giornata si contano ben quattro storie assurde di spreco del denaro pubblico in periferia.
La regione Lazio, sull’orlo della bancarotta, ha messo a bilancio, per il 2010, 750mila euro per la manutenzione dei water. Un costo di circa 2mila euro al giorno. E intanto nessuno degli 800 bagni che sono l’oggetto del maxi-appalto non perde acqua. E’ un appalto assurdo, e stiamo cercando di rivedere le condizioni. Intanto mi chiedo chi lo ha fatto?. commenta, incredula, la presidente Renata Polverini. Gia’, chi lo ha fatto?
Stesso dubbio per il suo collega Roberto Cota, in Piemonte. Il neo presidente si e’ ritrovato con un bilancio in rosso per 500 milioni di euro, e con alcune spese che proprio non si riescono a giustificare. Come, per esempio, i 22 milioni di euro di parcelle dell’archistar Massimiliano Fuksas che ha disegnato la nuova sede della regione. Cota ha chiesto un giudizio al suo ufficio legale, per capire come sia maturata la spesa e se e’ ancora possibile bloccarla.
E sempre nel mondo delle archistar, naufraga a Ravello, in provincia si Salerno, il nuovo auditorium, inaugurato in pompa magna appena quattro mesi fa. La struttura e’ abbandonata, le autorita’ locali si rimpallano le responsabilita’ per i permessi non ancora terminati, e una spesa di oltre 20 milioni di euro rischia di trasformarsi in un’inutile spreco.
A Roma, invece, Jeremy Rifkin e’ riuscito a incantare il sindaco Gianni Alemanno con le sue improbabili teorie sull’idrogeno e sulla nuova sostenibilita’ ambientale. Risultato: un Masterplan, in un comune dissestato, costato 280mila euro, oltre 30mila euro di rimborsi per i viaggi. Un progetto che molto probabilmente non avra’ alcuno sviluppo, e intanto qualcuno si domanda: quante buche si potevano riparare con 300mila euro?